Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Politica e sanità in Umbria

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Nel tempo della Prima Repubblica, il periodo ferragostano era speso dai politici in vacanze generalmente in luoghi ameni, non di moda, appartati, Andreotti perfino ospitato in montagna dalle suore, o in luoghi di mare ma popolari, Moro passeggiava con la figlia sul bagnasciuga in giacca e cravatta, oppure in crisi di governo che il periodo feriale accelerava nella soluzione esitando nei governi balneari.

Oggi con i social quotidianamente e in modo diuturno incombenti, a Roma, la maggioranza si scontra sulla composizione di una Commissione consultiva sui vaccini come se le parti politiche potessero davvero usare il manuale Cencelli per spartirsi scienza e convenienza, in Umbria, complice il caldo torrido che probabilmente ha in qualche modo influenzato le scelte, la Giunta Regionale d’emblée ha cancellato tutto quanto detto in campagna elettorale sulla sanità, archiviando idee e proposte che un anno fa consentirono alla sinistra di vincere le elezioni, affidando nuovamente ai privati la soluzione di quelle liste di attesa che ci era stato promesso sarebbero state annullate in tre mesi.

Purtroppo questi politici non hanno ben presente una ricetta fondamentale della politica amministrativa. Le grandi riforme, quelle impopolari ma risolutive e positive per i cittadini, si fanno all’inizio di una legislatura così da apprezzarne gli effetti benefici prima della fine del mandato amministrativo.

Questo non è il momento di continuare a gingillarsi con le questioni sanitarie, di ricorrere ad inutili palliativi per mettere una pezza sulle liste d’attesa ed evitare l’incombente potere sostitutivo da parte del governo (DPCM pubblicato sulla Gazzetta in queste ore), di continuare a promettere a tutti ogni cosa.

Questo sarebbe invece il momento di riorganizzare una volta per tutte il reticolo ospedaliero regionale con l’assunto che l’ospedale sotto casa non fa bene ai cittadini, che mantenere una molteplicità di ospedali e ospedaletti appesantisce l’organizzazione sanitaria, non concorre a risolvere le liste d’attesa, non accresce la sicurezza delle cure agli umbri; tutt’altro.

L’Umbria deve mantenere i due ospedali dei capoluoghi magari specializzandone sempre più le attività evitando duplicazioni, un ridotto reticolo di ospedali di secondo livello, tre, non di più, e altri, pochi, ospedali di comunità da utilizzare per le patologie croniche, senili e al massimo per un primo pronto soccorso. Se proprio vogliamo volare di fantasia e mettere in campo qualche capacità, un ospedale oggi di secondo livello potrebbe essere trasformato in un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere scientifico (IRCCS) pubblico o misto pubblico-privato, mono specialistico con valenza regionale così da offrire agli umbri, con la presenza di personale altamente qualificato, una specialità avanzata e permettere un alleggerimento di prestazioni nei due ospedali principali oltre ad offrire un servizio di assoluta eccellenza agli umbri e non solo.

Poi si smetta di ciarlare con l’idea di nuove cliniche private, di ospedali complementari che non esistono e se esistessero sarebbero sinonimo non di integrazione ma di caos e di scadimento di servizi, si dia ragione a Bandecchi, perché in questo ha ragione, dando avvio al nuovo ospedale di Terni che può benissimo vicariare quello nuovo immaginato a Narni ovvero ad un tiro di schioppo da Terni.

Questo significherebbe parlare chiaro all’inizio della legislatura, lasciare un segno di riorganizzazione positiva, accantonare ogni ridicolo municipalismo, progettare reticolo ospedaliero al passo con i tempi con la possibilità di finalizzare investimenti in tecnologie avanzate ed in personale, smetterla con la strumentalizzazione a fini politici e dunque demagogici e populisti di un tema delicato ed essenziale come la sanità.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi