È frutto di analisi superficiali sostenere che il bipolarismo politico sia nato in Italia nel 1994 con la nuova legge elettorale, il Mattarellum, con la vittoria di Berlusconi e con lo sdoganamento della destra di Fini.
In realtà il bipolarismo, nell’Italia del dopoguerra c’è sempre stato con il confronto tra la Democrazia Cristiana e i suoi storici alleati, compreso il PSI, e il PCI con i suoi partiti satelliti.
Era un bipolarismo tra atlantisti, europeisti, popolari e socialdemocratici e dall’altra una sinistra originariamente avversaria dell’atlantismo, della adesione alla NATO e assai tiepida nei confronti dell’Europa intesa anche come diga non solo militare ma anche economico e commerciale verso la Unione Sovietica e ai suoi Paesi satelliti.
Oggi la geopolitica è profondamente cambiata ma la guerra di Putin alla Ucraina ha riaperto un confronto rispetto al quale non si può sfuggire, neppure in Italia, perché detterà le scelte di politica internazionale, economica e militare per i prossimi anni, forse decenni, non solo all’Europa ma anche all’Italia.
In questo scenario ci accingiamo a votare per le elezioni politiche del prossimo anno illudendoci che i principi di politica estera possano essere riposti sotto il tappeto, nascosti, elusi.
Il fatto è che la politica estera frammenta anche internamente gli attuali schieramenti, quello di destra e di sinistra dove convivono partiti e movimenti profondamente divisi rispetto alle vicende internazionali.
A destra, l’emergente Vannacci apertamente filo putiniano, anti atlantico, anti europeo, con il controcanto di Salvini, politicamente in gravi ambasce, inneggiando irresponsabilmente alla vittoria in Sassonia dei neo nazisti non perde occasione per declinare anti europeismo, trumpismo, ostilità malcelata verso la resistenza ucraina. Giorgia Meloni ha invece il merito di aver edulcorato e di molto l’originale sovranismo adeguandosi alle esigenze di un europeismo schiettamente atlantico nonostante il grave inciampo nei rapporti con Trump. Forza Italia si affanna, con fatica e poco coraggio a mantenere la barra dritta rispetto ad un europeismo più tradizionale e commestibile.
A sinistra al di là di posizioni variegate ma complessivamente moderate nel Pd, gli alleati di sinistra e il M5S si affannano a denunciare le politiche solidali verso l’Ucraina e un rafforzamento del ruolo politico e militare dell’Europa.
Ovvero, alla vigilia delle elezioni registriamo una involuzione rispetto alla prima repubblica dove il bipolarismo di fatto era sostenuto da una forte e condivisa visione di politica internazionale mentre oggi il bipolarismo appare assai farlocco e puntellato solo da volontà egemoniche e non da comuni visioni politiche.
Eppure il bipolarismo di un tempo conseguiva da una legge elettorale proporzionale mentre oggi, cambiamento dopo cambiamento, sono state imposte leggi maggioritarie che, si immaginava, favorissero il bipolarismo che però nei fatti si è rivelato fittizio.
Se ritornassimo ad una politica conseguente alle idee e alle convergenze in politica internazionale essenziale per modellare e favorire anche le scelte nazionali, Vannacci e Salvini dovrebbero trovarsi a fianco di Fratoianni, Bonelli e Conte, Il PD, almeno una parte, Renzi e Calenda disponibili alla interlocuzione con FdI e FI.
Più che fanta politica sarebbe sana politica fatta di coerenza e soprattutto di volontà a sbarrare la strada a populismi, sovranismi, neofascismi che sembrano voler invadere sempre più il vecchio continente per rintracciare il filo di una storia nefasta già vista 90 anni fa.

