Le elezioni amministrative seguite, nel prossimo autunno, da quelle regionali, sono alle porte e i partiti, se così si possono ancora chiamare, iniziano ad interrogarsi non tanto per la definizione dei programmi perché quelli saranno semplici allegati ma per la scelta dei candidati e delle alleanze.
Sotto questi aspetti il centro destra avrà vita più facile perché le alleanze sono ormai consolidate e i candidati, a meno di risultati eclatanti e non da escludere, vedi la vicenda Terni, più o meno individuati anche se in politica è sempre meglio non avere certezze.
Invece a sinistra il puzzle è assai più complicato. Sulla tolda per ora balla di tutto; professori universitari, politici di belle speranze, perfino allenatori ed ex calciatori. Anche da quella parte per i programmi siamo ancora al “caro amico”.
In realtà, almeno in Umbria, la sinistra non sembra aver superato lo shock di una sconfitta, anzi di un tracollo dopo decenni di potere incontrastato, totale, avvolgente e condizionante ogni aspetto di vita sociale regionale. Quel partito, il PD, ha reagito alla sia pur attesa, ma non in quelle dimensioni, sconfitta con una liquefazione della classe dirigente politica e amministrativa sino ad allora riverita e intoccabile. Da dire per altro che alle tantissime critiche quegli amministratori avevano una loro capacità di rappresentanza, conoscenze e chiaro radicamento. Dileguatisi una storica classe dirigente, perché di questo si trattò, nel Pd improvvisamente e perfino drammaticamente è venuta meno una essenziale presenza sul territorio regionale. Non è stato più riconosciuto. A questo per onestà c’è da aggiungere che le nuove leve, meglio definirle rincalzi, non hanno saputo, almeno fino ad ora, ricostruire quel reticolo di presenze negli ambiti non solo politico amministrativi ma anche sociali. Questa condizione non superata rischia di influire negativamente sui risultati delle prossime elezioni amministrative e regionali.
Già ora una corsa insensata verso la ricerca di candidati della società civile che non c’azzeccano con la politica, l’abdicazione verso una presenza politica.
Alla sinistra, al Pd serve una rifondazione, un qualcosa che riesca a riallacciare il filo rosso delle presenze, della solidarietà, delle amicalità. Per questo non serve la solita foglia di fico del rinnovamento generazionale, anzi, forse questa volta sarebbe meglio il contrario.
Perché non immaginare da quella parte ad una richiamata in servizio di una classe politica, almeno di una parte, accantonata troppo velocemente, anche volontariamente dileguatasi, allora tremebonda a seguito degli eventi, in alcuni casi perfino rincorsa dalle conseguenze di un potere troppo a lungo esercitato, ma preparata, rappresentativa, conosciuta e radicata.
A ben vedere quello di cui ha bisogno oggi un Pd ancora troppo politicamente imberbe e aduso a ritornelli della politica troppo scontati e che non fanno più presa.
Forse la proposta di politici “vintage”, un “arieccoli”, al Pd potrebbe far bene, non sarebbe la solita minestra riscaldata del candidato della società civile o, peggio, gradito a quel grillismo che non c’è più. Quando la nave è in tempesta al vecchio nostromo si sfilano le pantofole e lo si riporta sulla tolda. Una soluzione che al popolo della sinistra dell’Umbria, che non può essere totalmente ed improvvisamente scomparso, inghiottito nelle valli umbre ma al massimo “in sonno”, risveglierebbe un pizzico d’orgoglio di appartenenza e dunque di entusiasmo.
Si tratterebbe di una cura “eroica” ovvero “o la va o la spacca” ma diversamente la sensazione è che si spaccherebbe tutto, si andrebbe verso un altro tracollo elettorale che questa volta sarebbe senza appello, definitivo.

