Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

La sfida del referendum

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Un vecchio amico, già democristiano ed oggi elettore di centro destra, qualche giorno fa mi proponeva una riflessione.

 “Al prossimo referendum ero propenso per il NO soprattutto nel timore di andare ad intaccare la Carta Costituzionale considerata da me il bene della nostra democrazia. Seguendo la campagna referendaria con la polarizzazione e la assoluta politicizzazione da una parte e dall’altra, il richiamo alla mia appartenenza politica avrà il sopravvento e voterò così come sollecitano i partiti per cui simpatizzo”.

È evidente che tale riflessione avviene anche in senso contrario.

Ecco una sintesi perfetta del sostanziale fallimento della campagna referendaria che al di là dell’importanza straordinaria dei quesiti posti, a causa della forsennata radicalizzazione politica, del richiamo in servizio effettivo delle rispettive tifoserie, obbligherà drammaticamente gli elettori scegliere le indicazioni del partito di appartenenza e non invece valutare il senso e le conseguenze di una riforma radicale del sistema giudiziario. Ormai la disfida è tutta e solo politica, non più nel merito, questo è il campo scelto da partiti in crisi di rappresentatività e soprattutto di idee.

Il primo errore l’ha commesso il governo intestandosi il disegno di legge e imponendo in prima linea il Ministro della Giustizia evitando invece, come sarebbe stato più giusto e anche più prudente, un disegno di legge di iniziativa parlamentare, meglio ancora se di iniziativa popolare, affidandolo al confronto parlamentare.

Questo iter avrebbe evitato, almeno in parte, l’immediato e cruento scontro politico fra gli schieramenti e forse anche una più approfondita riflessione sul merito della riforma.

Si sarebbe evitato da parte del governo un improprio e forse poco gradito giudizio da parte del corpo elettorale ad un anno o poco più dalle elezioni. Il governo Meloni in questa occasione sembrerebbe ripercorrere quello che in analoghe circostanze fecero i governi Berlusconi e Renzi, con conseguenze nefaste. Una possibile sconfitta referendaria, al di là delle chiacchiere, ridurrebbe in braghe di tela il governo che uscirebbe assai indebolito insieme alla sua maggioranza, un Ministro della Giustizia chiaramente azzoppato e praticamente sfiduciato.

Dall’altra parte la sinistra alla ricerca di una perenne rivincita politica, ha scelto questo campo di battaglia referendario per l’eterna sfida al centro destra perdendo d’occhio l’eventualità, in caso di sconfitta, di vedere implodere in tanti pezzi e in mille rivendicazioni il “campo largo”, ma in caso di vittoria al contrario il definitivo congelamento del “campo largo” senza più ambizione di allargamento verso quel centro politico essenziale per sperare su una vittoria elettorale alle politiche.

Dunque aver scelto la contrapposizione a prescindere dai contenuti referendari sarà probabilmente una soluzione comoda ma segno di immaturità, di intrinseca debolezza dei partiti e assai rischiosa oltre che propedeutica per un elevato astensionismo giustificato anche dalla scarsa comprensione dei quesiti referendari. La gente non ha più voglia di vivere a bordo del ring i match tra schieramenti.

Più che ad un esercizio di democrazia questa campagna referendaria sta assomigliando ad un esercizio di dabbenaggine.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi