da Il Corriere dell’Umbria del 27 marzo
Passato il referendum si sprecano le analisi di un voto che effettivamente negli esiti ha sorpreso molti.
Una mobilitazione di massa come da anni non si vedeva, una specie di derby tra il SI e il NO e non importava se spesso non era chiara la posta in gioco, i partiti che si sono ritrovati a fare una campagna elettorale gridata e in qualche caso anche sguaiata, un risultato che si diceva incerto ma che meno incerto non poteva essere, la novità di un “principio di precauzione” così che il timore di uno sconvolgimento della Costituzione ha reso titubanti molti elettori, quesiti poco conosciuti dai più, una campagna elettorale scellerata in particolare del centro destra, una mobilitazione del proprio popolo da parte di una sinistra in cerca di rivincite, le preoccupazioni per una guerra lontana ma non troppo, le incredibili contraddizioni del caro amico, della Meloni, Trump, una mal sopita e beffarda volontà di frenare la marcia governativa fino ad oggi trionfale della Meloni, l’astensione dal voto degli elettori leghisti e al sud di quelli di Forza Italia, sono stati il detonatore per un risultato chiaro, netto, inequivocabile, al di là di ogni aspettativa.
Incuriosisce però, come non di rado avviene, il dato referendario umbro. Al di là del fortino elettorale di centro destra della Lombardia, Veneto e Friuli, tra le regioni un tempo dichiaratamente “rosse”, oggi un po’ sbiadite ma sempre di sinistra, in Umbria, nuovamente di sinistra, sia pure di confessione assisana, il risultato ha certo premiato il NO ma tiepidamente e in modo meno marcato rispetto alle altre regioni di sinistra ma anche di molte governate dalla destra.
Se la vogliamo buttare in politica, esercizio che è già stato abbondantemente sperimentato non solo dalla sinistra ma anche dalla destra, si potrebbe dire che l’Umbria si riconferma di sinistra sia pure offrendo una fiducia a tempo determinato, si dimostra, a differenza dei tempi passati, politicamente contendibile, non inespugnabile. A determinate condizioni.
La prima, non dipendente dal centro destra è che la sinistra al governo della regione insista nel passo del gambero annunciando ma non risolvendo i problemi della sanità, insistendo in una insopportabile per molti, pressione fiscale, in una gestione della quotidianità, rivendicativa, arruffata e confusa. Ma non sarebbe sufficiente. Il centro destra dovrà metterci, e molto, del suo.
Gli elettori hanno dimostrato, anche in Umbria, di essere disponibili al cambiamento, anche radicale, a ridare fiducia a quelli a cui è stata tolta, elettori maturi che chiedono tranquillità e di poter coltivare fiducia nel futuro, di poter incoraggiare attori nuovi e, se possibile, anche giovani considerando il ritrovato protagonismo, finalmente, della generazione Z.
In definitiva anche l’esito del referendum ci dice che in Umbria politicamente nulla è più scontato e che le prossime vittorie o sconfitte saranno tutte nelle mani e nella testa dei politici. A destra non sarà sufficiente un face lifting bensì auspicabile l’incoraggiamento ad una nuova leva di politici che non abbia su di sé l’orpello degli errori e dei fallimenti passati ma rinnovata credibilità e che possano contare sulle indicazioni ed insegnamenti di quelli che per motivi anagrafici ed anche per esaurita esperienza di militanza potranno generosamente offrire.
Una maturata esperienza suggerisce che il passaggio generazionale del testimone politico rappresenta l’esercizio più arduo e complicato proprio perché in politica i “vecchi” sono solo gli altri, mai se stessi e lasciare il passo sempre assai complicato. Questa capacità e disponibilità però spesso è il discrimine tra essere ricordati con rispetto oppure frettolosamente e definitivamente riposti nell’oblio delle soffitte incartocciati con il segno della sconfitta.

