Il diario di Maurizio Ronconi

X · Facebook · Contatti

Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Il futuro incerto delle Regioni

Regione umbria

Sono passati più di 50 anni dalla istituzione delle Regioni e con essi il tempo dell’entusiasmo dell’era gloriosa quando le élite culturali,  professionali, sindacali, delle categorie, quelle politiche forgiate dalla attesa di tanti anni e cresciute nei partiti veri, si candidarono alla guida delle Regioni, alla stesura dei loro Statuti con la determinazione che il rinnovato reticolo di governo legislativo locale avrebbe segnato una svolta decisiva nel Paese uscito da non molto dalla ricostruzione post bellica.

E fu così, un periodo politicamente e amministrativamente fecondo, le Regioni governate da una classe politica informata e preparata, riconosciuta autorevole e rappresentativa.

Ma dopo appena dieci, quindici anni, l’entusiasmo si affievolì, le pulsioni programmatiche sostituite da una ripetitiva quotidianità con, alla fine, la scelta dell’elezione diretta dei Presidenti che fiaccò definitivamente il ruolo dell’organo collegiale, il Consiglio regionale, ormai ostaggio dei Presidenti di turno veri ed unici deus ex machina.

A dire il vero un sussulto lo si ebbe con il terremoto del 1996 e la successiva ricostruzione quando, se si eccettua un esagerato protagonismo politico e una collegialità sacrificata ad un  monocratismo presidenziale conseguente anche alla necessità di decisioni e scelte sempre urgenti, la Regione svolse un ruolo essenziale e riconosciuto dai più, determinante.

Da allora abbiamo assistito ad un progressivo declino del ruolo delle Regioni sempre più orfane delle rappresentanze non solo politiche ma anche categoriali e culturali che evidentemente non hanno più trovato stimolante impegnarsi nell’Ente Regione.

D’altra parte i grandi disegni, quello dell’identificazione e della valorizzazione delle vocazioni territoriali, del raccordo per le necessarie cooperazioni tra Regioni, di piani di sviluppo in linea con i nuovi tempi, della collaborazione tra categorie e mondo della cultura, il riequilibrio territoriale, sono tutti impegni e temi archiviati da una classe politica che è andata inevitabilmente scadendo e che trova meno impegnativo legiferare su tartufi e funghi, negare la modernità e con essa i termovalorizzatori, ricorrere ad astruse alchimie per frenare insediamenti per le energie alternative, dimenticare quella laicità della politica che i nostri padri ci hanno indicato come essenziale per declinare liberamente e positivamente la democrazia del potere e vicariarla invece con un “baciapilismo” non si sa quanto sincero ma certo inutile.

Intanto ormai anche il mondo del credito si muove su un asse non più convergente con la politica regionale mancando così un fondamentale volano per uno sviluppo territoriale guidato e coerente.

Le regioni, anche l’Umbria, si sono ripiegate sulla gestione della sanità provocando essenzialmente danni favorendo una parcellizzazione organizzativa, una mortificazione degli operatori, riducendo il comparto, particolarmente quello ospedaliero, in strumento di propaganda politica e impedendo una riorganizzazione seria e coerente con le necessità dei cittadini, giustificando con esso un inusitato bancomat fiscale a danno del ceto medio.

Le questioni di oggi sono la richiesta del terzo mandato per i Presidenti, il divieto dei motori sulle montagne, la soluzione (se ne parla da 40 anni!) dell’isolamento viario e ferroviario, le leggi sul fine vita (certo importanti ma di competenza del Parlamento), una ennesima riorganizzazione sanitaria.

Al punto che sorge spontaneo un dubbio e una amara conclusione. Ma davvero abbiamo ancora bisogno delle Regioni, di un siffatto reticolo di governo locale che non governa, che vorrebbe governare entità territoriali troppo piccole, costoso, che ha perso ogni empatia con i cittadini tanto che gli stessi si astengono dal voto, che si distingue per una inutile e sguaiata litigiosità, che è ormai governato da consigli che assomigliano più, ad essere benevoli, al circolo degli scacchi, o per essere più critici a dei consigli condominiali della prima periferia cittadina.

La sensazione è che presto o tardi il fallimento delle Regioni venga percepito ed utilizzato da qualche partito o movimento per farne una bandiera e intorno ad essa costruire la propria fortuna elettorale. A tanto rischiamo di arrivare.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi

← Articolo precedente

Articolo successivo →