Il governo Conte bis nacque l’estate scorsa in condizioni radicalmente diverse da quelle in cui oggi purtroppo ci troviamo.
Allora, dopo l’uscita di Salvini che invano invocava le elezioni anticipate, fu varato il governo Conte bis per evitare elezioni anticipate, per varare una finanziaria che sollevasse dalle secche il bilancio del Paese, per fare alcune riforme come il taglio dei parlamentari e la nuova legge elettorale.
Un orizzonte programmatico completamente stravolto dalla pandemia virale che ha sovvertito non solo le abitudini degli italiani ma anche l’economia, soprattutto quella dei prossimi mesi, la politica e fatto traballare le certezze di tutti.
C’è da chiedersi se un governo, con una maggioranza risicata, con una opposizione perennemente sul piede di guerra, con tanti ministri giovani ed inesperti, con un premier che si da tanto da fare ma che fino a qualche mese fa era un perfetto sconosciuto e senza alcun background internazionale , abbia in sé davvero forza, autorevolezza, determinazione, per imporre, perché di questo si tratta, una nuova linea economica a tutta l’Europa a cominciare da quei Paesi del Nord da sempre allergici ad aprire i cordoni della borsa e a slanci solidaristici.
Non certo al M5S, fatto tutto da principianti per non dire dilettanti della politica, giovani gettati nella mischia della politica da un Beppe Grillo che appena all’orizzonte si è intravista l’ombra minacciosa del coronavirus, è scomparso probabilmente impaurito e rifugiato in qualche angolo ben protetto a fare quarantena, ma al Pd, partito dalla forte tradizione politica, ancora radicato territorialmente, frequentato da uomini e donne unici superstiti della stagione della politica militante, è da chiedere di giocare l’unica carta che ci è rimasta.
Chiudere questa esperienza di governo perché come si dice “maiora premunt”, perché la situazione drammatica di oggi e ancora di più quella di domani richiede risposte straordinariamente coraggiose, nuove e dirompenti, perché dobbiamo mandare in Europa a rappresentare le nostre ragioni, il dramma delle migliaia di moribondi intubati, l’uomo più autorevole, più capace, più rappresentativo che abbiamo: Mario Draghi. E Draghi non potrebbe andare in Europa da solo ma a capo di un gabinetto davvero di guerra, di larghe , molto larghe, convergenze che garantisca all’uomo una forza politica davvero straordinaria.
Abbiamo bisogno di un De Gasperi come quello che parlò dell’Italia a Parigi, abbiamo bisogno di una iniziativa all’altezza della gravità del momento.
Non si tratterebbe di bocciare il governo Conte e quelli che ne fanno parte ma semplicemente prendere atto che la stagione, purtroppo, è cambiata, totalmente, drammaticamente e che non è più sufficiente schierare un apprezzabile governo ma è venuto il momento di convocare la selezione dei migliori, al di là delle divisioni, dei partiti, delle simpatie o delle antipatie.
E questo, data la situazione e i numeri in parlamento, lo può fare solo il Pd. Vedremo se questo partito avrà la capacità di elevarsi o se invece si accontenterà di quello che è.
In ogni caso gli italiani, passata la tempesta virale, saranno certamente implacabili nel giudizio severo e definitivo.

