Una pandemia virulenta e drammatica come quella che stiamo vivendo, da reclusi, nelle nostre case, giustifica strumenti straordinari per chi dal governo cerca di arginare, con provvedimenti successivi, l’espandersi del contagio.
Anche il governo italiano, Conte, è ricorso ad una serie di decretazioni che in tempi normali non solo avrebbero sollevato qualche obiezione ma una vera sollevazione. C’è per altro da dire che il nostro Parlamento non è che si sia distino per iniziative o per una qualche smania propositiva, è apparso tremebondo ed timoroso solo di beccarsi il virus tanto ”a governare ci pensa il governo”.
Tant’è che l’opposizione di centro destra, esercitando il proprio legittimo ruolo, continuamente ha avanzato richiesta di coinvolgimento nelle proposte del governo, ha criticato su non poche, in realtà spesso anche arruffate iniziative, ha chiesto, sempre di poter proporre e vigilare su quanto andava facendo Conte con il suo governo.
C’è una particolarità in più. Le regioni del Nord , ma anche altre importanti come la Sicilia, la Sardegna ora anche l’Umbria e la Calabria, governate dal centro destra hanno sempre con maggiore insistenza, e in questo sostenute da Salvini e dal centro destra, rivendicato autonomia gestionale della crisi, libertà di critica e di contestazione verso molte delle decisioni decretate dal governo.
Una polifonia che in questa situazione drammatica non è apparsa né gradevole e neppure utile, anzi, dannosa.
In sintesi il centro destra ed in particolare il suo attuale leader, Salvini, si è proposto come paladino di una gestione corale o meglio, non autoreferenziale da parte di Conte e del governo, riservando per altro grande attenzione al ruolo delle regioni e particolarmente di quelle di centro destra.
Ma all’improvviso accade che dalla non lontana Ungheria giunge notizia che il premier Orban, sovranista, amicone, per via degli immigrati da respingere, di Salvini, fa approvare dal Parlamento da lui ampiamente controllato, una legge che assegna allo stesso poteri straordinari, monocratici, per dirla in modo chiaro, dittatoriali, e perfino la facoltà di rinviare sine die le elezioni.
A questo punto la domanda è che se solo un po’ di quello che si è fatto approvare in Ungheria Orban , avesse tentato di fare Conte in Italia, quale sarebbe stata la reazione di Salvini. Di sicuro, se non la rivoluzione, una riedizione della marcia su Roma, proteste generalizzate, l’ammutinamento delle regioni leghiste, la clamorosa protesta dei sindaci di destra: il caos politico ed istituzionale.
Invece il nostro ineffabile capitano si è affrettato non solo a giustificare ma perfino ad apprezzare il destrorso Orban che ha legiferato in quantità industriale, quello che Salvini decisamente contesta sia stato fatto in misura ben diversa in Italia.
Per concludere: un esempio di come ormai la politica, anzi una certa razza di politici, non va alla difesa di una idea bensì solo di un traguardo.
Orban and Salvini, indeed, Salvini and Orban.
A virulent and dramatic pandemic like the one we are experiencing, as inmates, in our homes, justifies extraordinary tools for those who try to stem the spread of contagion with successive measures.
Even the Italian government, Conte, has resorted to a series of decrees that in normal times not only would have raised some objections but a real uprising. There is, moreover, to say that our Parliament is not that it has distanced itself for initiatives or for some purposeful urge, it appeared trembling and afraid only of getting the virus so much “the government thinks about governing”.
So much so that the center-right opposition, exercising its legitimate role, continually made a request for involvement in the government’s proposals, criticized not a few, actually often even ruffled initiatives, asked, always being able to propose and supervise about what Conte was doing with his government.
There is one more peculiarity. The northern regions, but also other important ones such as Sicily, Sardinia, now also Umbria and Calabria, governed by the center-right, have always insisted more, and in this supported by Salvini and the center-right, claimed autonomy in managing the crisis , freedom of criticism and contestation towards many of the decisions decreed by the government.
A polyphony which in this dramatic situation did not appear pleasant or even useful, or rather harmful.
In summary, the center-right and in particular its current leader, Salvini, has proposed himself as the champion of a choral or better, non-self-referential management by Conte and the government, reserving for other great attention to the role of the regions and particularly of those center right.
But suddenly it happens that news from not far Hungary comes that Prime Minister Orban, sovereignist, friend, because of the immigrants to be rejected, by Salvini, has approved by Parliament widely controlled by him, a law that assigns extraordinary, monochromatic powers to it. , to put it plainly, dictatorial, and even the power to postpone elections indefinitely.
At this point the question is that if only a little of what Orban had approved in Hungary, he had tried to do Conte in Italy, what would have been Salvini’s reaction. Certainly, if not the revolution, a re-edition of the march on Rome, generalized protests, the mutiny of the Northern League regions, the sensational protest by the right-wing mayors: political and institutional chaos.
Instead our ineffable captain hastened not only to justify but even to appreciate the right-handed Orban who legislated in industrial quantities, what Salvini decidedly disputes has been done to a very different extent in Italy.
To conclude: an example of how politics, indeed a certain race of politicians, does not go to the defense of an idea but only of a goal.

