Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

L’architrave di Giorgia

Meloni

Mai come in questi tempi le certezze in politica estera vengono clamorosamente a mancare.

L’Atlantismo appare come un riferimento del tempo passato, archiviato da un sovranismo di nuovo conio impastato con egoismi, ignoranze, teocrazie, soggettivismi e monocratismi.

In tutto questo impetuoso sommovimento politico è venuto meno il background in politica estera di Giorgia Meloni.

Quando la Meloni, esponente dell’opposizione, declinava un sovranismo senza incertezze fino a battezzare il suo partito, Fratelli d’Italia. Preferiva l’Europa delle Nazioni ad un europeismo tout court.

Poi andata al governo, da Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esperta politica e donna intelligente, ben comprendendo che l’Italia dal mostruoso fardello debitorio e alla vigilia dello straordinario finanziamento del PNRR, non poteva permettersi posizioni radicalmente critiche nei confronti dell’Unione Europea si ritagliò un ruolo originale di mediazione, di ponte tra l’europeismo social popolare della Unione Europea e il conservatorismo nazionalista del MAGA e dell’ “America First”  del Trumpismo.

All’inizio andò bene e Giorgia Meloni divenne amica e su molte vicende sodale di Trump tanto da suscitare un pizzico d’invidia da parte degli altri leader europei che Trump non esitava a prendere a stracci in faccia.

Giorgia Meloni, ormai indossati i panni di “pontiera” tra Usa e Europa non esitò ad aderire sia pure solo come osservatore a quel mostro diplomatico che è il “Peace of board” per Gaza inviando come pellegrino e testimone uno spaesato Tajani.

Ma poi è venuto l’Iran, la guerra dichiarata da Trump con il suo alleato di ferro Netanyahu senza che la Nato, i Paesi alleati, l’Unione Europea, venissero minimamente informati se non a cose fatte. Una incredibile escalation che ha portato Trump ad entrare in polemica con il Papa, ritagliandosi anche iconograficamente un ruolo di alter ego perfino di Gesù.

Il segno era abbondantemente passato e il ruolo di mediatrice, di leader di mezzo, di vicinanza con Trump non era più sostenibile, indispettiva l’UE che ancora oggi nega, difronte alla crisi energetica, lo sforamento del Patto di Stabilità, rischiava di travolgere la Meloni e anche l’Italia nel crollo rovinoso di tutti gli architravi su cui si poggiava la nostra, quella del centro destra e della Meloni, politica estera.

Ecco allora, e non era la prima volta, la giravolta di Giorgia Meloni che, sia pure obbligata dagli eventi, si riavvicina alla ortodossia europeista riconoscendo interlocutori più affidabili Macron, Merz, Stammer.

È esaurito il progetto di una Italia terza ed equidistante da Europa e Usa, si ritorna all’originale, al tradizionale e rassicurante europeismo di conio degasperiano.

Non c’è da criticare la Meloni per la giravolta in politica estera che se pure abbia avuto un prezzo nella credibilità e nell’affidabilità del nostro Paese, è frutto non solo degli eventi ma anche di una consapevole riflessione. Ormai Giorgia Meloni sa che è inutile trattare con Trump ma semmai tornare ad essere protagonisti al riparo dello scudo europeo.

Se così dovesse essere si attenderanno altri passi decisivi da parte della Meloni. Abbandonare ogni residua nostalgia e ammiccamento nei confronti degli inutili ed ininfluenti sovranisti europei, veleggiare decisamente verso l’approdo del partito popolare magari mettendo in quiescenza anticipata quella ciurma di nostalgici che ancora gli si affaccenda intorno producendo più danni che benefici.

Si dirà che quella sponda è occupata da Forza Italia ma pare ripetersi la vicenda della presentazione di Forza Italia al Partito Popolare Europeo auspici i piccoli partiti ex democristiani italiani che poi in men che non si dica, per forza dei numeri rappresentati, furono sostituiti nell’agape europea proprio da Forza Italia e da Berlusconi.

Nel prossimo futuro potrebbe verificarsi, a ruoli invertiti, quello che avvenne anni fa e non solo perché i numeri di FdL sono più importanti di quelli di FI ma soprattutto perché Forza Italia in questi anni non ha saputo ritagliarsi un ruolo di autonomo partito centrista capace di allargare il consenso verso quella parte di elettori moderati che avrebbero potuto aderire. Troppe timidezze e forse l’adagiarsi in ruoli di governo ha impedito una lucida e determinata proposta politica.

Nelle prossime settimane si vedrà chi sarà il primo, la Meloni o Forza Italia, a cogliere le nuove opportunità.

La sensazione che la capacità di movimentismo di Giorgia avrà il sopravvento aprendo una fase politica tutta nuova e rendendo inutile perfino l’agitarsi che si intravede dalle parti di Cologno Monzese.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi

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