Si rincorrono ormai, come forse è giusto, i nomi di chi sarà candidato o candidata alla Presidenza della Giunta regionale, valutazioni, riflessioni, gossip.
Lì, si va a cercare la notizia, sorvolando però valutazioni altrettanto importanti, anzi forse ancor di più ai fini del risultato finale.
La sensazione oggi è che Bandecchi, se davvero si candiderà, e su questo i dubbi non sono pochi, potrebbe essere il “mach winner” della situazione. Non ovviamente nel senso che, al di fuori degli schieramenti tradizionali, pur come avvenuto a Terni, abbia molte possibilità di successo, ma la sua candidatura potrebbe influire in modo determinate sul risultato finale, far pendere la bilancia a destra o a sinistra.
Difficilmente si ripeterà quanto avvenuto a Terni per le comunali perché l’Umbria è un macrocosmo che non si rispecchia nel microcosmo di Terni, perché la sciagurata legge elettorale per le regionali umbre, voluta allora da una sinistra che immaginava in essa uno strumento di salvezza, senza voto disgiunto né ballottaggio, non permetterà a poli intermedi di vincere. Offrirà però la possibilità agli elettori scontenti di destra ma anche di sinistra di esercitare, oltre alla astensione, un voto differente, di visibile protesta.
E se i due schieramenti principali, destra e sinistra non chiariranno le loro proposte, motivi di protesta non mancheranno.
Alla destra, se dovesse essere riproposta la Presidente Tesei, si chiederà un cambio di rotta sulla politica sanitaria con un progetto nuovo, ma anche di quelli che sono stati gli interpreti di una gestione che, per responsabilità diffuse, dai più è stata considerata fallimentare. Ce ne sarebbero di nomi autorevoli da proporre, forse uno in particolare, che rappresenterebbe il segno e la volontà di un radicale cambiamento, di riconfermata vicinanza agli operatori ma anche ai cittadini e al di là degli schieramenti. Ma non solo nella sanità, se la destra vorrà riproporsi competitiva e tamponare libere uscite, la riproposizione della Presidente uscente dovrebbe accompagnarsi ad un cambiamento sostanzioso della squadra e non solo per i mutati rapporti di forza all’interno della coalizione ma anche perché sembrerà importante garantire un visibile rinnovamento.
A sinistra la declinazione di “campo larghissimo” come parola magica per uno scontato successo rischia di rivelarsi piena di contraddizioni e trappola per avvantaggiare una proposta diversa e dunque anticamera di una amarissima sconfitta.
Siccome gli elettori non sono sprovveduti la sinistra e la probabile candidata Proietti, che di sinistra non è, non potranno sorvolare su questioni programmatiche derimenti. Energia rinnovabile sì o no, termovalorizzatori sì o no, difesa della famiglia tradizionale o un occhieggiare verso coppie di fatto, LGBT e amenità simili, sostegno intransigente verso i popoli aggrediti e anche esposti al terrorismo internazionale o un terzomondismo dal sapore russofilo o filo Hamas e, infine, come mettere insieme cattolici e i loro principi non negoziabili con il laicismo spinto di una parte della sinistra.
Questioni serie sia a destra che a sinistra, ben più complicate della semplice scelta dei candidati Presidente e che se non affrontate e risolte rischierebbero di ridurre gli stessi in controfigure in una competizione in cui comunque incomberà l’offerta di una possibile scelta diversa.
Pubblicato sul Corriere dell’Umbria il 8 agosto 2024

