Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Tajani da normalizzatore a federatore

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Non dovrebbe essere stata una bella giornata per Antonio Tajani leggere dalle agenzie le dichiarazioni di
Pier Silvio Berlusconi che pur ovattate e prudenti ha detto che Forza Italia va ringiovanita e che la “ius
scholae” non è questione di primaria importanza.
Non è che si possa sostenere che tali dichiarazioni non abbiano rappresentato un calcio nello stinco al
segretario di Forza Italia perché il progetto di Tajani in Forza Italia si basa essenzialmente sul rassicurante e
determinante appoggio della vecchia classe politica del partito che ha sotterrato l’ascia di guerra per i ruoli
di vertice che Tajani le ha garantito.
D’altra parte lo “ius scholae” assomigliava tanto ad un cavallo di Troia per espugnare politicamente il
fortino leghista e gettare un ponte verso quel centro politico riottoso ad avvicinarsi proprio alla Lega ed in
parte anche a Fratelli di Italia. E poi il riconoscimento del ruolo da protagonista alla Meloni ha
rappresentato la ciliegina sulla torta non tanto di una sfiducia ma di certo non un riconoscimento agli sforzi
di Antonio Tajani. Se poi si aggiunge che la famiglia Berlusconi tutt’ora è il socio di maggioranza assoluta di
Forza Italia, sostenendola, anzi, mantenendola finanziariamente in vita, gli allarmi sono immediatamente
suonati, i nervosismi all’interno del partito, dopo mesi di letargo, si sono risvegliati, quello che sembrava
acquisito, il ruolo di Tajani, messo in discussione.
E tuttavia qualche verità bisognerà a questo punto pur declinarla. Alla morte di Silvio Berlusconi, in pochi
erano disposti a scommettere un centesimo su un futuro di Forza Italia, orfana del suo fondatore, padre
padrone, mentore, un partito che da tempo si stava dividendo con capi e capetti pronti a dividersi le spoglie
di quello che era stato un partito del 30%, quello di maggioranza e di governo. Ormai, dopo la morte di
Berlusconi si parlava apertamente di diaspora e l’avvento alla segreteria di Tajani rassicurava pochi.
Tajani non è un De Gasperi e neppure Berlusconi ma più semplicemente un moderato liberale, concreto,
dedito alla sua missione, con una straordinaria esperienza maturata in Italia e soprattutto in Europa che
con il suo apparire pacioso ma determinato, non con gli schiamazzi a cui oggi molti politici ci hanno abituati
disabituandoci alla politica vera, quella ragionata, è riuscito a regolare la vita interna a Forza Italia, a sopire
liti e divisioni, a non far crollare elettoralmente il partito che anzi si è attestato su percentuali dignitose
incalzando perfino la Lega. Anche se in politica la riconoscenza non è un sentimento conosciuto, questi
meriti, che non sono piccoli, vanno riconosciuti a Tajani.
In definitiva Antonio Tajani è stato un normalizzatore e questo nella politica attuale è un merito non di
poco conto.
Ora però, Pier Silvio permettendo, da normalizzatore diventi federatore, compia un salto di qualità, ovvero
faccia di Forza Italia l’approdo naturale per tutte quelle pulsioni centriste, moderate che da anni non
riescono più a riconoscere un partito di appartenenza. Questo Forza Italia lo potrebbe fare perché di fronte
ai pulviscoli centristi è pur sempre un partito dalle percentuali elettorali decenti. Tuttavia per la riuscita
dell’operazione federatrice non è sufficiente l’appeal ma indispensabili operazioni politiche da non lasciare
più alla immaginazione.
Non si chiede, almeno al momento, una rottura della alleanza di centro destra, di governo e del sistema di
alleanze ma una differenzazione politica e di progetto con la Lega, che è partito anti europeo, putiniano,
lepeniano acriticamente trumpiano ed anche con FdL, partito di destra democratica, dalla visione di politica
estera diversa e spesso contrapposta e che oggi gode di importante rappresentatività anche perché ceti
medi e moderati non trovano alternative solide e credibili sponde centriste.
Questo sarebbe il compito di Tajani da normalizzatore a federatore e dunque finalmente cavallo di razza
della politica. E i cavalli di razza mal sopportano cavalieri usi agli speroni. Ovvero per trasformare
finalmente Forza Italia in un grande partito di popolo, centrista e moderato, Pier Silvio e la sua famiglia,
dovrebbero adeguarsi non più ad un ruolo padronale ma al massimo di democratici protagonisti. Chissà se
lo vorranno.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi