Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Pandemia ma anche pandemonio

Coronavirus

Che gravi incertezze, non poca confusione abbia caratterizzato l’azione del governo, è evidente ed incontestabile.

Decreti o, peggio DPCM, che si susseguono, si intrecciano, si contraddicono.

Le scuole riaperte senza adeguare il sistema dei trasporti, un’estate passata a discutere e scegliere banchi con le rotelle, la declinata certezza della bella ministra Azzolina che sarebbero state riaperte senza se e senza ma e soprattutto senza rischi di contagio.

Mezzi pubblici affollati e zeppi divenuti veri e propri terreni di coltura del virus senza che si immaginassero soluzioni se non innovative, alternative.

Un adeguamento delle strutture sanitarie doveroso, perfino obbligatorio, un reclutamento di medici ed infermieri promesso ma non mantenuto.

Ancora oggi difficoltà serie e ritardi ingiustificabili nella disponibilità dei tamponi.

Un miope mancato coinvolgimento delle opposizioni e delle forze sociali nella organizzazione e gestione dei provvedimenti contro la pandemia.

Intanto falangi di virologi, epidemiologi, microbiologi, ma quanti sono, sempre senza camice, sempre in giacca e cravatta o, quando si tratta di donne, in tailleur, dicono la loro e, secondo i giorni, seminando panico oppure, inversamente, parole rassicuranti che il virus è morto, ormai innocuo, che il vaccino è dietro l’angolo o che è di là da venire, che il lockdown è troppo rigido oppure che è troppo morbido.

Le Regioni invece sembrano aver trovato un loro comune denominatore nel criticare comunque ogni decisione governativa, una alleanza di signornò che non promette nulla di buono a favore dei poveri italiani sempre più confusi e disorientati da esperti, giornalisti, opinionisti, politici che ogni sera da tutti i canali ci bombardano con tabelle, note, giudizi, pareri. Tutto e il contrario di tutto.

E dire che le Regioni, che continuano ad arrogarsi, soprattutto con alcuni Presidenti, ruoli e competenze determinanti, sono, secondo la Costituzione, responsabili di quella organizzazione sanitaria che lo tsunami della pandemia ha mostrato in tutta la sua drammatica inconsistenza soprattutto a livello territoriale e nelle strutture di emergenza. Una disorganizzazione che neppure la momentanea attenuazione estiva della pandemia è servita a superare.

Ormai è un coro polifonico, anzi, tanti cori polifonici che fanno il verso agli italiani indicando ciascuno in modo diverso con toni diversi le ricette per vincere la pandemia.

Ottenere un tampone è come vincere all’enalotto quando invece gli esperti ci dicono che sarebbe risolutivo farne tanti e a tutti, andare in ospedale vietato, impossibile rivolgersi a tremebondi medici di famiglia, esposti al virus, ancora senza presidi e strumenti.

Sindaci e comunità che protestano annunciando perfino ricorsi al Tar contro decisioni delle Giunte regionali nella scelta di ospedali Covid, inconsapevoli o ignorando, almeno si spera, drammatici “suggerimenti” da parte dei vertici regionali di astenersi dall’intubare pazienti anziani con patologie concomitanti e in situazioni critiche condannandoli così a morte, Regioni che non hanno minimamente proposto un piano condiviso di organizzazione sanitaria.

Di certo si tratta della pandemia di un virus maligno ma anche di un pandemonio generato da una classe politica nazionale, regionale e locale in gran parte inadeguata e figlia di un tempo in cui la politica è stata affidata ad una generazione troppo spesso senza storia, senza vocazione, senza selezione; lì per caso.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi

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