Non condivido per niente, anzi, provo fastidio, come cittadino, queste continue polemiche legate alla drammatica vicenda del Covid.
Il governo che sfugge al Parlamento, il Parlamento che continua a guerreggiare con un tutti contro tutti, le Regioni che nel governo non hanno un interlocutore ma un avversario, i partiti che hanno sostituito il confronto con le contumelie. Uno spettacolo indecoroso.
Ammettendo che a livello nazionale non poche, anzi troppe, sono state le mancanze, i ritardi, le incapacità, quello che la drammatica pandemia ha fatto emergere è l’urgenza di rivedere la nostra organizzazione istituzionale, le modalità di governance, per capirci, chi deve comandare, gestire il Paese in momenti di assoluta emergenza come questo.
Oggi la confusione è totale. Siamo al punto che nei giorni in cui migliaia di donne e uomini, giovani ed anziani si infettano con il virus, a Roma si intrattiene una defatigante trattativa su ciò che bisogna, anzi conviene fare e chi debba farlo.
Se il Covid ha un merito, così per dire e per capirci, è quello di averci fatto capire che di fronte a queste emergenze non ci possono essere decine di centri decisionali, ne è sufficiente uno solo.
D’altra parte come è concepibile che le Regioni, alcune più altre meno, ma tutte, riscoprano le loro competenze quando questo è vantaggioso e le disconoscano quando procurano grattacapi.
E però è indiscutibile che l’organizzazione sanitaria e quella dei trasporti locali attengono senza se e senza ma alle responsabilità delle Regioni e dei Comuni.
Vaccini anti influenzali ancora insufficienti, organizzazione ospedaliera drammaticamente carente, medici di medicina generale mandati allo sbando, assunzione di personale promessa e non mantenuta, tamponi che dovrebbero essere fatti a tappeto ma mancanti, cittadini sospetti positivi, o peggio francamente positivi, lasciati senza indicazioni, offrire suggerimenti su come affrontare il virus non si sa a chi tocchi, una incomunicabilità tra le diverse competenze tra strutture pubbliche e private che dà la sensazione di una improvvisazione che non si riesce a superare.
E poi i trasporti territoriali rimasti a quello che erano venti anni fa senza che le Regioni, Province e Comuni abbiano mai mosso un dito se non quello di trasformare i debiti in voragini.
Tra tutto questo decisioni politiche che favoriscono contratti di consulenza ad esperti della gestione dell’emergenza così a confermare che dopo quasi un anno non si è riusciti ad uscire dalla provvisorietà dell’urgenza per approdare ad una ordinata gestione della pandemia.
Regioni, diciamolo una volta per tutte, che hanno miseramente fallito, che così come sono non solo non servono ma risultano perfino di intralcio.
Dunque uno scenario assai preoccupante ma anche penoso in cui chi ha dimostrato scarse capacità cerca affannosamente e rumorosamente di indicare le incapacità degli altri.
Quando l’Italia era governata da politici veri le soluzioni erano ben altre.
Alla fine della guerra, quando il Paese era in ginocchio e bisognava ricostruirlo tutto, a partire dalle coscienze, De Gasperi volle collaborare con Togliatti. Ed allora il solco era ideologico, profondissimo, storico.
Quando fu rapito e poi assassinato Moro, Zaccagnini, Andreotti e Berlinguer capirono la gravità del momento e diedero vita ad un governo di ampie intese, al Compromesso Storico.
Oggi nulla di tutto questo e nonostante il coraggioso intervento di Mattarella.
Ecco un altro segno della sordità dei politici di oggi.
Non è infrequente però che l’idiozìa si accompagni alla sordità.

