A fine anno si fanno i consuntivi. Per di più, in politica, il 2024 sarà un anno elettorale che potrebbe ridisegnare, dopo lo sconvolgimento di cinque anni fa, la mappa del potere regionale.
Tra il serio e il faceto proviamo a fare le pagelle ai politici umbri avvertendo che è un gioco, ma non troppo, e nessuno dovrà risentirsi né per il voto assegnato e soprattutto per non essere inserito nell’elenco dei valutati.
In perfetto ordine alfabetico come si faceva un tempo nelle classi scolastiche.
Agabiti Paola. Entrò in Consiglio Regionale, con una lista personale con tanti voti, praticamente da neofita. Aveva fatto solo il sindaco a Scheggino. Da assessore ha rivitalizzato il settore del turismo che in questi anni ha vissuto un vero boom. Sempre sul pezzo, sempre impegnata e disponibile. Tra le migliori della classe. Voto 7
Bianconi Vincenzo. Ovvero chi glielo ha fatto fare. Scelto dopo non poche tribolazioni candidato Presidente del centro sinistra, imprenditore di successo ma politico impalpabile, un pesce fuor d’acqua. Avrebbe dovuto condurre le battaglie dell’opposizione ma non l’ha fatto. Voto 4
Bori Tommaso. Il dominus della sinistra. Già capogruppo e poi Segretario regionale. Si è trovato sulla tolda di comando della disastrata nave del Pd. Invece di rimpiangere i passati fasti si è circondato di una ciurma giovane e forzatamente inesperta accantonando troppo frettolosamente i vecchi leoni. Voto 5 e ½
Coletto Luca. Assessore. Forse anche contro la sua volontà, esempio di spartizione e colonizzazione politica in Umbria. La sua colpa aver accettato l’assessorato più difficile su una terra che non conosceva e che lo ha accolto con diffidenza. Per tanti motivi, molti dei quai indipendenti dalle sue capacità, non ha fatto bene, neppure al suo partito. Voto 4–
De Luca Thomas. Unico superstite di quello che fu il partito di maggioranza, il M5Stelle. Pur da solo in alcuni momenti appare come il vero oppositore al centro destra scovando argomenti e motivi di critica. Ma è solo. Voto 6
Fioroni Michele. Assessore esterno. Sembra destinato a governare con ruoli importanti senza mai essere valutato dagli elettori. Assessore tonico e presente a cui manca però il rivitalizzante giudizio elettorale. Voto 6-
Fora Andrea. Umiliato a dir poco dal Pd che lo scelse candidato alla Presidenza per poi inopinatamente accantonarlo. Pur orfano di partito, con sagacia si è ritagliato un ruolo civico impegnandosi sul territorio con successo altalenante. Il voto finale risente della recente capriola da sinistra e destra che di certo sarà poco apprezzata. Voto 7
Mancini Valerio. Il più movimentista dei leghisti. Accantonato dal suo partito si è vendicato con una presenza costante, come si faceva una volta, sul territorio. Il voto risente dalla sua posizione no vax e no green pass. Un brutto esempio. Voto 4+
Melasecche Enrico. Assessore. Abituato a veleggiare tra i partiti di centro destra. Iper presenzialista a dispetto della non più verdissima età e dei tanti anni spesi nelle istituzioni. I risultati del suo impegno risentono della macchinosità delle istituzioni nazionali più che da sue carenze. Un esempio di politico che non si affida ai partiti ma a sé stesso. Voto, per stima, 6 e ½.
Meloni Simona. Una giovane mi dicono presente e preparata ma che non conosco personalmente. Senza voto
Morroni Roberto. Assessore. Deleghe pesanti che interpreta con disponibilità e presenza costante forse anche troppo seriosamente. Voto 6 e ½
Pace Eleonora. Attende con pazienza ed operosamente il suo turno che tarda ad arrivare. Per la pazienza. Voto 6
Paparelli Fabio. E’ difficile risalire la china per chi ha svolto perfino il ruolo di Presidente vicario della Regione. Appare appannato anche dalla evaporazione del suo partito a Terni. Difficile adattarsi alla nuova condizione di marginalità politica. Voto 5
Pastorelli Stefano. La grande avanzata leghista di 5 anni fa gli ha consentito un ruolo, fino allora impensabile. Un po’ troppo assisicentrico e politicamente un po’ rozzo ma spesso efficace. Un tempo avrebbe avuto difficoltà a fare il Consigliere Regionale. Esempio di democratizzazione di Palazzo Cesaroni. Voto 5
Porzi Donatella. Pur campionessa di preferenze, il Pd non ha rimpianto molto la sua uscita dal partito. Esperta e manovriera come solo le donne sanno fare, solidi rapporti regionali e non solo, probabilmente soffrirà non tanto della uscita dal Pd ma dal distacco del suo mentore Giampiero Bocci. Per amicizia. Voto 6 e ½.
Squarta Marco. Presidente del Consiglio. Svolge il suo ruolo con puntualità e prudenza, attento anche alle evoluzioni del suo partito in vista delle elezioni europee. In alcune occasioni si è fatto contaminare da populismi fuori luogo preferendoli a iniziative propriamente politiche. Voto 5+
Tesei Donatella. Presidente della Giunta. Ultima solo per motivi alfabetici ma prima per ruolo ed esposizione politica. Si è trovata a governare una regione dominata ininterrottamente per 50 anni dalla sinistra. Un fatto perfino storico ma che l’ha messa a confronto con strutture burocratiche politicamente ostili. Ha avuto il torto di eseguire inopinatamente i desiderata del suo Capitano politico che non l’ha consigliata bene. Vedi la sanità. La disponibilità a lavorare di gran lena non è bastata ad evitare errori e sopra tutto una sorta di acquiescenza romana. Prossimamente soffrirà l’indebolimento del suo partito. Voto 6
Chi non ha ricevuto la pagella non si adombri per la mancata valutazione da parte di un politico (ex) un po’ anziano e con difficoltà ad accertare disponibilità e capacità dei più giovani. Sarà per un altro anno.
Ai Sindaci e ai Parlamentari la pagella arriverà presto.

