Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Il tempo delle Primarie

Adolfo felix NavhqXp97LQ unsplash

    (Corriere dell’Umbria del 10 gennaio)                                                                                  

Nel ricorrente confronto tra partiti e coalizioni, la disfida per la leadership e dunque anche per l’indicazione del Presidente del Consiglio, è conseguente al peso elettorale e dei consensi ottenuti da ciascun partito della coalizione. Per più lustri il partito di maggioranza relativa è stata Forza Italia e il leader incontrastato Berlusconi. A dispetto dei voti, ci provarono Fini e anche Casini con le conseguenze politiche ed anche personali a tutti note.

Questo non avviene solo nel centro destra ma anche, come nel 2018, quando alle elezioni politiche il partito di maggioranza relativa risultò il M5S, l’inedita coalizione giallo verde (M5S e Lega), dopo non poche tribolazioni, indicò Conte, a nome del M5S, come Presidente del Consiglio.

Ormai in assenza di criteri per la selezione dei politici, si fa generalmente riferimento alla rappresentatività, ai voti raccolti dal partito di appartenenza.

Non sono più le preferenze espresse dagli elettori a determinare eletti e sconfitti. Si dice che le preferenze siano state abolite, meno che per consiglieri regionali e comunali, perché motivo di clientele e anche di malaffare ma in realtà per contrastare autonomia e indipendenza agli eletti che con la nomina sono sottoposti e legati ai capi partito a cui debbono l’elezione. E, lo ammetto, di questo sistema ne abbiamo “beneficiato” in molti.

Sarà il caso dunque che i partiti prendendo atto di aver sottratto questo strumento di scelta agli elettori, indichino metodi certi per la scelta di chi andrà in parlamento o al vertice di una regione.

La scelta più logica sembrerebbe quella di indicare per le cariche apicali l’esponente del partito più rappresentativo.  Giorgia Meloni, segretaria del partito di maggioranza relativa, in modo unanime fu indicata al Presidente Mattarella per l’incarico di Presidente del Consiglio. Nei collegi elettorali le candidature vengono suddivise proporzionalmente alla rappresentatività dei partiti.

Un’altra strada che qualcuno preferirebbe è quella della continuità, ovvero a dispetto della rappresentatività dei partiti, viene comunque preferito il Presidente o il parlamentare uscente.

Già in questi giorni, nella scelta dei futuri candidati presidenti delle regioni, a destra e a sinistra emergono diversità e contraddizioni. In Sicilia, un anno fa, il Presidente uscente, Musumeci di Fratelli d’Italia è stato sostituito da Schifani di Forza Italia, in questi giorni in Sardegna il presidente uscente ha difficoltà ad essere confermato perché Fratelli d’Italia, forte di una conquistata maggioranza di voti, propone un suo candidato. E a sinistra non va meglio.

Nel tempo dei partiti padronali, dell’assenza di congressi, del confronto a distanza mediato solo dai social, delle oligarchie, tutto è possibile.

Qualche rischio però c’è. Una maggioranza politica a cui non venga riconosciuta una rappresentatività soddisfacente potrebbe non riconoscersi nella scelta ed andare ad alimentare le fila degli astensionisti o peggio, come già recentemente avvenuto anche in Umbria, favorire un consenso nuovo, largo, protestatario, alimentato da un populismo che indebolisce il potere che c’è e lo sostituisce.

In definitiva la questione è se la selezione dei presidenti debba essere demandata al ristrettissimo cenacolo dei segretari di partito riuniti magari in qualche segreta stanza romana, oppure privilegiare le rappresentatività politiche locali.

Nell’uno e nell’altro caso gli assenti saranno comunque i cittadini elettori che nell’urna potrebbero vendicarsi di scelte che non condividono.

Una soluzione potrebbero essere le primarie, già utilizzate con qualche successo ma anche con qualche danno di non poco conto dalla sinistra e che comunque riaffiderebbero un ruolo agli elettori. Però, stante la situazione, il pessimismo è d’obbligo.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi

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