Alla vigilia delle ferie estive, come spesso succede, con una opposizione a dir poco blanda, perfino defilata, il Parlamento ha approvato una “leggina” che permetterà alla Regione Puglia di riconfermare lo stesso numero di consiglieri regionali nonostante la diminuzione dei residenti e ad alcune regioni, compresa l’Umbria, di avere due assessori regionali in più.
Si tratta della classica legge pre feriale e pre elettorale che va soddisfare le esigenze di tutti i partiti, maggioranza e opposizione, ma che confligge anche con tutti quei pistolotti a cui particolarmente il Movimento 5 Stelle ci aveva abituati.
Da tempo questi partiti populisti che volevano aprire il Parlamento come una scatola di sardine hanno dimostrato di saper nuotare bene tra le sardine acquisendo definitivamente quell’imprinting che li rende finalmente simili a tutti i politici, senza più eccezioni.
E tuttavia ben venga questa legge che per quelli che credono nelle rappresentanze, nelle Assemblee democratiche, che non hanno apprezzato la riduzione dei Consigli regionali a poco più di assemblee condominiali e la contrazione della rappresentatività con la diminuzione del numero degli eletti in Parlamento, può apparire come un primo passo di una reminiscenza verso forme più accettabili dell’esercizio democratico.
Ma venendo al sodo, alle questioni della nostra Umbria, questa nuova disposizione di legge permetterebbe alla Presidente della Giunta regionale di nominare due nuovi Assessori.
Ora sarà da capire se la Presidente sarà influenzata dal solito populismo che purtroppo nella sua maggioranza politica ancora alligna, se si manifesterà timorosa di una reazione, ma non è detto che ci debba essere visto che la legge l’ha voluta il centro destra, da parte dell’opposizione, oppure vorrà, manifestando un apprezzabile intuito politico, cogliere l’opportunità e senza indugio allargare la sua Giunta.
È sotto gli occhi di tutti un inizio di esperienza legislativa balbettante, incerta, contraddittoria.
Le soluzioni potrebbero essere molteplici. Arricchire la Giunta regionale di competenze per esempio chiamando a collaborare politicamente un bravo tributarista che abbia l’autorevolezza di indirizzare questa Giunta verso una necessaria revisione delle nuove imposizioni fiscali che obbiettivamente non hanno ragione d’essere né da un punto di vista strettamente contabile e soprattutto per le ricadute sociali e del consenso politico, contraddittorie perfino con quello che si appresta a proporre il governo con la nuova legge finanziaria. Oppure un esperto di politica sanitaria che sollevi da responsabilità politiche il Direttore Generale della sanità e soprattutto la Presidente da un orpello che ne appesantisce il compito di direzione e coordinamento complessivo della politica amministrativa regionale. Oppure figure che arricchiscano l’esperienza politica e, in tandem con il nuovo Capo della Segreteria, evitino fughe in avanti come l’accordo annunciato e poi ritirato con la Regione Toscana o allegre ma costose missioni ad Osaka.
Altra soluzione invece utilizzare la possibilità di nomina di due assessori per dare spazio ad esponenti di quelle liste che pur avendo appoggiato la Presidente non hanno conseguito il quorum per eleggere consiglieri. Una soluzione più tradizionale che però ampierebbe il consenso collaborativo nel centro sinistra e garantirebbe una gestione amministrativa più corale, polifonica.
Vedremo come andrà a finire. Se vincerà una malintesa volontà di mantenere uno status quo che però non garantirebbe quel colpo d’ala che a questa Giunta necessiterebbe, oppure un allargamento, una specie di rimpasto allargato, che da un lato dimostrerebbe capacità di apertura e senso politico e dall’altra nuove chance di governo.

