Non tanto Berlusconi che dal suo ritiro in Provenza per sfuggire al virus dimostra con quotidiani appelli di avere chiara la prospettiva ma i suoi impacciati ed incerti luogotenenti si trovano difronte ad un definitivo bivio: favorire e seguire le ormai esplicite preferenze del Cavaliere d’essere portavoce italico di quel partito popolare europeo di ispirazione Merkeliana oppure seguire pedissiquamente ed anche con poca gloria i fascio sovranisti populisti che ormai in pianta stabile hanno occupato il centro destra e che nulla hanno in comune in Italia ed in Europa con i popolari, al massimo una simpatia con l’eretico Orban.
Sarebbe poca cosa se si trattasse della sopravvivenza di Forza Italia, riguarda invece la natura dell’intero centro destra.
E’ singolare che i corrispondenti dei popolari tedeschi, dei centristi francesi debbano essere Conte, il Movimento 5 Stelle ed anche il Pd con Gentiloni e non coloro che ideologicamente e storicamente dovrebbero essere i più vicini: i forzisti.
Berlusconi l’ha, capito ma non è più come un tempo. I tremebondi suoi collaboratori sembrano avere fisso in mente che Berlusconi è un ottuagenario e forzatamente con un futuro già passato, che pure tutti loro tengono famiglia e che in qualche modo dovranno impegnarsi per un loro domani. E allora meglio, molto meglio non esporsi, stare acquattati a costi di camuffarsi anche loro in sovranisti, e populisti. Meglio che popolari.
Così facendo però Forza Italia muore perché perde la sua ragione sociale, quella che favorì l’ascesa di Berlusconi e del suo partito, ovvero di rappresentare l’elettorato della fu Balena Bianca ma anche dei socialisti craxiani, vietando per altro una casa politica a quelli che di sinistra non sono ma neppure gradiscono le flagranze di una destra che non ha nulla di europeista e neppure solidi riferimenti storici.
Questo è il bivio di Forza Italia, una cruna dove o si sceglie di passare oppure si va diretti nelle braccia di Salvini o della Meloni prima, magari da ospiti ma subito dopo di certo da servi.

