Il diario di Maurizio Ronconi

X · Facebook · Contatti

Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Giorgia leader o statista

Meloni

Giorni non semplici per il governo e per Giorgia Meloni. Prima la spinosissima e ancora poco chiara vicenda del rimpatrio dell’assai discusso generale libico Almasri, poi l’ affaire riguardante lo spionaggio verso giornalisti ed operatori civili, con un perdurante diniego della Presidente del Consiglio a rispondere personalmente alle interrogazioni che inevitabilmente sono fioccate in Parlamento.

Eppure in poco più di dieci anni Giorgia Meloni ha compiuto un vero e proprio miracolo politico.

La conobbi personalmente nel 2006, quando giovanissima fu imposta dal suo pigmalione politico, Gianfranco Fini, alla Vice Presidenza della Camera dei Deputati suscitando non pochi malumori tra i suoi più anziani colleghi di partito che si vedevano superati da una sia pur capace ragazzina neo eletta.

Nel 2012 con un manipolo di colleghi, La Russa, Crosetto e pochi altri, ebbe l’ardire di uscire dalla Casa delle Libertà di Berlusconi e fondare, meglio ripristinare, un partito di destra. Una decisione coraggiosa, al limite della temerarietà, considerando che altri tentativi simili tesi a limitare il ruolo di padre padrone nel centro destra di Berlusconi e messi in atto da Casini e Fini erano finiti politicamente male e ancor peggio per chi li aveva immaginati.

Giorgia Meloni e i suoi riuscirono a malapena a salvare le penne nelle successive elezioni politiche eleggendo qualche parlamentare ma poi, a differenza di tutto il centro destra, decise di rimanere all’opposizione del governo Draghi. Una scelta cinica ma anche coraggiosa e che premiò elettoralmente il suo partito, che svuotando la Lega, divenne il primo in Italia.

Il resto è storia dei nostri giorni con la Meloni ormai da più di due anni Presidente del Consiglio e che cerca ora di accreditarsi come riferimento anche in Europa.  Giorgia non ha sbagliato un colpo. O quasi. Ovvero è una leader che ha saputo costruire un solido partito di riferimento, che è indiscusso capo della sua coalizione, che ha guadagnato una immagine autorevole in Italia. Tant’è che i sondaggi continuano a darle ragione.

Ma, c’è sempre un ma. La Meloni è leader ma sta mancando il gradino successivo, quello d’essere una statista.

È storia di questi giorni l’immediato rimpatrio del generale Almasri, aguzzino, torturatore, inseguito da un mandato di cattura internazionale. Sulla vicenda, scabrosissima, la Meloni si è dileguata, non si è vista per riferire in Parlamento, ha fatto rispondere in modo confuso e raffazzonato a due suoi ministri. Siccome in pochi cadono dal pero, si sa benissimo che i rapporti con le fazioni che scorrazzano in Libia vanno mantenuti pena la chiusura dei rubinetti del petrolio e l’apertura di quelli di una immigrazione di massa, si sussurra di accordi internazionali con la Libia che vanno rispettati. Sarebbe stato sufficiente che la Presidente del Consiglio avesse invocato il segreto di Stato per chiudere ad ogni supposizione, ad ogni polemica. Per fare questo sarebbe stato necessario un po’ di coraggio e un decisionismo da statista.

Mentre i servizi segreti stanno combattendo una oscura e rischiosissima resa dei conti interna con un governo che appare impotente, registriamo il goffo accorrere alla corte del neo eletto Trump e del suo delfino Musk con il rischio più che concreto di un definitivo isolamento in Europa. Molto meglio sarebbe stato utilizzare il credito acquisito con Trump per affermare una leadership in Europa, per condurre il vecchio continente verso un confronto autorevole, puntuto ed orgoglioso con il Presidente USA.  Tutto questo, almeno fino ad ora, non c’è stato.

Affiorano alla memoria le decisioni forti da statista di Craxi nella vicenda di Sigonella, oppure il ruolo di Andreotti nel mondo arabo, infine, ma per primo, quanto fece De Gasperi per l’Italia nel dopoguerra nel viaggio negli Stati Uniti e nella Conferenza di pace di Parigi.

In definitiva. Abbiamo una leader capace di condurre brillantemente la sua coalizione di centro destra ma non ancora una statista che guadagni autorevolezza in Italia anche al di là della propria coalizione, in grado di imporre un ruolo primario dell’Italia in Europa e nel mondo. Invece oggi sembra ancora solo la politica dell’accattonaggio del consenso.

Il passaggio da un livello all’altro non è facile e richiede particolare attitudine. Speriamo che la Meloni prima o poi la manifesti. Sarebbe una conquista e un bene per tutti.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi