Anche dopo le elezioni regionali in Emilia e Romagna e in Calabria, puntualmente, si sprecano i cori di quelli che hanno vinto o comunque dicono di aver vinto.
Se si considera che solo quelle dell’Emilia e Romagna hanno assunto un significato politico perché in Calabria, regione più piccola, segnata da tanti problemi di natura locale, con una Giunta regionale uscente bombardata giudiziariamente, una organizzazione sociale non proprio completamente assimilabile e sovrapponibile a quella del resto del Paese, la Lega ha indiscutibilmente perso e non solo perché ha perso la sua candidata ma soprattutto ha avuto una contrazione di voti rispetto alle europee.
Del tracollo del M5s si è detto e parlato a profusione.
Forza Italia con i suoi leader ha messo in campo con furbizia ed intelligenza una vera e propria campagna mediatica tesa a ad esaltare il successo in Calabria e ad occultare il tracollo in Emilia e Romagna.
Ma lì è stato un tracollo, un disastro, in una regione in cui il centro destra era rappresentato quasi esclusivamente da Forza Italia, in una regione confinate con quelle che un tempo erano le roccaforti elettorali di Forza Italia, là dove i berlusconiani nacquero.
Una sconfitta in Emilia e Romagna che assomiglia molto ad una definitiva evaporazione là dove pure il ceto medio borghese prospera ed è forte.
E’ evidente che ormai alla mensa politica italiana manca un commensale: i moderati, disgregati e sia pur in modo disordinato alla ricerca di nuove bandiere in cui riconoscersi.
