L’analisi delle elezioni regionali in Emilia Romagna portano a conclusioni e valutazioni ancora più impietose su quanto ha fatto il PD dell’Umbria.
L’Umbria, se possibile, ma i risultati elettorali negli anni hanno sempre confermato questo dato, era da considerarsi una regione più “rossa” dell’Emilia e Romagna e per di più, essendo molto più piccola e con appena 800.000 abitanti, molto più controllabile e con stati sociali definiti e conosciuti.
Il risultato è stato che in Emilia il Pd ha trovato l’antidoto politico contro il populismo salviniano, in Umbria si è fatto travolgere e praticamente annientare dai leghisti.
E’ pur vero che in Umbria c’è stato lo scandalo sanità ma le avvisaglie del tracollo vengono da prima, dalle sconfitte elettorali in tutti i più grandi comuni, alle europee e alle politiche.
Il fatto è che mentre in Emilia il Pd è riuscito in una seria analisi della situazione e a porvi rimedio con uomini adatti, con programmi e con una adeguata strategia, il Pd dell’Umbria si è perso, in alleanze che l’hanno snaturato, in faide interne, in rese dei conti, in personalismi e nella scelta di candidati inadeguati e politicamente poco credibili.
Così la sconfitta Umbra oggi appare ancora più grave di quello che fu.

