La recente nomina del Presidente della Gesenu ha scatenato reazioni negative, critiche e in qualche caso perfino commenti ironici. In definitiva non è stata apprezzata dai più.
I motivi sono chiari. La nomina, come un riconoscimento ad un politico che nel suo impegno ha cambiato appartenenze e da esponente di spicco di Forza Italia è andato a finire a supportare la nuova sindaca di Perugia espressione della sinistra.
La vicenda non è inedita per il campo della politica, la continuità di una vecchia consuetudine con semmai la novità che la nomina è stata decisa e condotta da uno schieramento di sinistra, Il campo largo, che si definisce espressione di cambiamento.
Per la mia lunga militanza politica e per la conoscenza dei “meccanismi” della politica non sono tra coloro che si stupiscono, ancor di più conoscendo il protagonista della vicenda che le scelte politiche e la decisione di cambiare schieramento l’ha sicuramente valutata, soppesata e decisa anche in conseguenza delle incertezze, le indeterminatezze, delle improvvisazioni che non da oggi percorrono lo schieramento di centro destra.
Non per giustificare alcunché ma da innamorato della politica, continuo a credere che i cambiamenti di casacca sono conseguenza di valutazioni politiche, non sempre di convenienze.
E tuttavia la vicenda della nomina del nuovo Presidente della Gesenu ha le sue stimmate, decisione che non convince è che soprattutto cala definitivamente il velo sulla politica di oggi.
La seconda, la terza repubblica, non si capisce bene dove siamo arrivati, nacque dalla volontà di favorire una cesura rispetto al passato e da comportamenti di allora. È evidente che non ci si è riusciti con l’aggravante che almeno un tempo i politici erano sottoposti a severe selezioni, oggi vige invece “la nomina” amicale e niente di più.
Singolare perfino che lo stesso centro destra umbro si sia stracciato le vesti, indignato rispetto alla decisione della sinistra perugina dimenticando, ma gli elettori lo ricordano, che gli stessi comportamenti, ad ogni livello, furono impiegati dallo stesso centro destra. Peggio, in molti e non solo gli addetti alla politica, sanno che a personaggi di quella parte sono tutt’ora riconosciuti incarichi e prebende al di là e al di sopra degli specifici meriti personali che forse non mancano, non risultano determinanti.
Anche qui, nessuna indignazione ma almeno una constatazione di chiara contraddizione che alla fine non fa male a nessuno tranne che alla politica che in questo modo continua a perdere punti e credibilità.
Dunque nulla di nuovo sotto il cielo della politica umbra, sia che governi la sinistra o il centro destra con la variante, non da poco, che la selezione dei politici non la fanno più né le sezioni né le votazioni bensì le nomine amicali del leader di turno.
Ma come ogni cosa questa consuetudine non sarà eterna. Anche questa volta, alle prossime elezioni, si farà largo come in passato fu per Bossi, Salvini, Renzi, Grillo ed altri ancora, un nuovo presunto innovatore che dovrà però scegliere se ripercorrere vecchie e batture strade o imboccarne finalmente una nuova che riconcili i cittadini con la politica.

