Che Spoleto sia una delle città più affascianti, intriganti e trasudante storia da ogni suo angolo è risaputo e condiviso non solo dagli umbri ma da mezzo modo.
E poi per il periodo del Festival dei Due Mondi si arricchisce ancora di cultura fatta di spettacoli, balletti, concerti, confronti culturali tali da rendere la città vera capitale e riferimento, appunto, “dei Due Mondi”.
Ed è un peccato che questa straordinaria occasione vada a sovrapporsi, almeno in parte, ad Umbria Jazz.
Ma noi umbri siamo fatti così, nei secoli e ancora oggi. Sopravvivono i campanili, una certa incomunicabilità che se un tempo era giustificata dalla conformazione geografica e territoriale dell’Umbria, oggi lo è molto meno. Ma sull’argomento anche in passato si sono versati fiumi di inchiostro e non pare più necessario soffermarsi ancora. Così è.
Quello che invece c’è da dire è che il Festival dei Due Mondi con la nuova Direzione artistica, sembra voler ripercorrere antiche tracce che riconducono direttamente a Giancarlo Menotti riscoprendo, speriamo, fasti e successi. Vedremo nelle prossime edizioni se le premesse saranno mantenute.
Il problema di Spoleto ma anche di altri centri, piccoli e grandi della regione è quello di sopravvivere anche dopo questi straordinari eventi e non entrare in una specie di letargo sino all’anno successivo.
Ricordo che uno slogan di qualche anno fa e che esaltava l’idea di una programmazione tale da rilanciare l’immagine e le presenze turistiche a Spoleto era quella, sia pure non molto originale, della “città che vive tutto l’anno”.
E ad essere sinceri, soprattutto in confronto a quanto avveniva qualche anno addietro, un lodevole sforzo organizzativo è stato ed è fatto arricchendo la città di eventi culturali ma anche culinari, teatrali, sportivi che si spalmano su quasi tutto il calendario annuale.
Con qualche caduta, a mio avviso, di stile. Una di queste è l’organizzazione di una degustazione enologica con cena sul Ponte delle Torri.
Un luogo suggestivo, meraviglioso, il segno di riconoscimento mondiale per la città di Spoleto ma anche, purtroppo, teatro di tanti passati e ahimè recenti, suicidi. Un elenco interminabile di giovani e meno giovani, di ogni età, estrazione sociale e provenienze, tale da far rabbrividire e da identificare, somma ingiustizia, il bellissimo Ponte delle Torri in un luogo maledetto e di straziante dolore per tanti genitori, fratelli e familiari che da lì hanno visto cadere i loro, tanti, tantissimi, cari.
Da parlamentare ho condotto una battaglia pluriennale affinché il Ponte, da questo punto di vista, venisse posto in sicurezza. La battaglia non ha avuto purtroppo, almeno fino ad oggi, esito positivo e pare mancanza di buon gusto ed anche irrispettoso per i tanti familiari che hanno da lì perso il loro cari, i loro figli, banchettare e degustare senza aver ancora posto in sicurezza il Ponte delle Torri.
Così va, la festa deve continuare. Ma il ricordo, il rispetto, la solidarietà verso coloro che da quel ponte hanno visto volare via tante speranze non deve essere dimenticato ma onorato con interventi che lo rendano sicuro. Poi facciano pure i banchetti, per chi vorrà esserci.

