Ormai è una vera e propria disfida con i tifosi che dall’una all’altra parte incitano, sempre più accalorati.
Non è una partita di calcio ma quello che da semplice malessere si è trasformato in rabbia.
E’ la questione di Terni dove perfino la Presidente della Regione si deve muovere con circospezione e prudenza, non si sa mai.
Dall’entusiasmo del regionalismo, trascorsi gli anni, Terni e i ternani hanno realizzato che il capoluogo di Regione, Perugia, ha tratto grande vantaggio dalla nuova organizzazione istituzionale ma pure non allarmandosi più di tanto visto che la città delle acciaierie rimaneva il cuore pulsante della produttività industriale dell’Umbria. Era la Manchester italiana.
E lì si è rimasti, per anni. Il polo chimico ha chiuso o giù di lì, l’industria si è evoluta, anche le acciaierie di Terni hanno dovuto affrontare non poche criticità non ultimo il passaggio da industria parastatale a privata, la crisi mondiale della siderurgia con l’affermarsi di nuovi protagonisti soprattutto asiatici e, soprattutto una contrazione dei dipendenti da 8000 più l’indotto negli anni 70 a poco più dei 2000 di oggi.
Terni oggi non è più città industriale pur potendo ancora far riferimento sul ruolo importante delle acciaierie.
Da qui frustrazioni, proteste, scaramucce strapaesane tra i politici locali, malessere e rabbia che però non si manifestano in modi e soprattutto in progetti idonei alla rinascita della città.
Politici, quelli di oggi, che agitano la supposta soluzione della clinica stadio come se rappresentasse una taumaturgia per la città, oppure l’essenzialità della sede della ASL regionale che in realtà non sarebbe altro che un riferimento burocratico senza alcun vantaggio concreto né occupazionale e neppure nei servizi erogati che rimarrebbero quelli di sempre.
Perfino la triste sorte della Ternana oggi è interpretata come segno malevolo del crepuscolo della città che per altro non è solo motivo di sterile lamentazione ma concreto riscontro di difficoltà nel definire le vocazioni, il ruolo che in Umbria deve avere Terni.
Non sarebbe risolutivo il tanto agognato da politici locali il nuovo ospedale di Narni che anzi potrebbe rappresentare l’ennesimo tappo all’essenziale, e non solo per Terni, nuovo ospedale della città che continua ad essere frenato dalle incertezze e da volontà diverse che sembrerebbero voler accelerare quello periferico di Narni rispetto ad un grande progetto di nuovo ospedale regionale, anzi, inter regionale.
La verità è che oggi Terni soffre della mancanza di forti riferimenti politici. Mancano i Micheli, Provantini, Ciaurro, che per capacità e autorevolezza oltre che rispetto da parte dei concittadini avrebbero potuto indicare strade e soluzioni e non pezze su pezze che continuano a non incidere per nulla.
Terni non ha riscoperto la sua vocazione. Eppure partendo dalla sua felice e strategica posizione geografica non è impossibile immaginare una citta vero hub rispetto Roma e il Lazio settentrionale, Terni dove concentrare servizi ma anche residenzialità per tutti quelli che per motivi di lavoro, studio, impiego hanno necessità di riferirsi anche quotidianamente sulla vicina Roma, troppo ingolfata, troppo costosa e difficile da vivere.
Terni potrebbe davvero divenire l’appendice di Roma in Umbria, con servizi dedicati, ecco l’importanza del nuovo ospedale, comunicazioni ferroviarie veloci, una specie di metropolitana di superficie, centri residenziali e perfino, utilizzando anche le aree dismesse, nuovi insediamenti produttivi e commerciali incoraggiati dalla nuova contiguità.
Per tutto questo, e qui viene il difficile, ci sarebbe da immaginare non solo un nuovo progetto ma anche un approccio culturale assai diverso. Terni non la seconda città dell’Umbria ma semplicemente una città che dall’Umbria, e dunque con un ruolo importante per l’Umbria intera, si propone come ponte verso Roma Capitale realizzando una inedita contiguità.
Sarebbe importante che i politici dismettano un incomprensibile strabismo che li porta ad ammiccare, forse per sola affinità politica, con la sola Toscana e non invece mettere in campo una convenzione, un accordo di programma, con la Regione Lazio per una più stretta e simbiotica collaborazione, per l’attuazione di un progetto coraggioso ma dalle grandi potenzialità non solo per Terni ma anche per tutta l’Umbria e l’alto Lazio.

