Ad un anno dall’inizio della nuova legislatura regionale si possono avanzare alcune riflessioni che non saranno definitive ma indicative.
La candidata presidente fu scelta perché civica, non organicamente di sinistra, contraltare alla appena eletta sindaca di Perugia politicamente più caratterizzata a sinistra, vicina al mondo cattolico e in qualche modo sostenuta non solo dai 5 Stelle ma anche da quella parte più moderata, diciamo ex democristiana, del Pd.
L’alleanza fu battezzata “campo larghissimo” perché includeva tutti i partiti e movimenti che andavano dalla sinistra del Pd a quella più radicale passando per i socialisti e per gli ex democristiani.
Il risultato elettorale premiò questa scelta e nella coalizione si avvantaggiarono soprattutto il Pd e la sinistra di Fratoianni.
Se il risultato consegnò di nuovo la Regione alla sinistra si illudevano quelli che immaginavano una riedizione magari in salsa umbra dell’Ulivo di marca prodiana, ovvero una coalizione di centro sinistra con marcati connotati moderati, un po’ nel rispetto del background della neo eletta Presidente.
Ha prevalso invece ancora l’assunto del “governa chi ha i numeri” e non quelli che magari hanno avuto l’idea di organizzare la coalizione facendo conto su esperienza, forse su un pizzico di furbizia, presunta capacità manovriera ma ormai poveri di voti.
Dopo un anno di esperienza le prime scelte di governo hanno fatto cadere il velo e la sinistra, quella vera e non edulcorata, delibera e legifera, governa la Regione.
Mai, neppure nei passati governi di sinistra che hanno governato l’Umbria, la barra era stata rivolta così decisamente verso la sponda di sinistra radicale, massimalista e populista.
Molto prima della intuizione di Landini, la Giunta regionale ha applicato soluzioni come la tassazione regionale, una sorta di patrimoniale “fai da te”, che in questo caso non colpisce i super ricchi che in Umbria sono una vera rarità, bensì la classe media, impiegatizia, il reddito fisso e molti pensionati. Una soluzione molto più radicale di quello che va predicando Landini. Ed è tutto dire.
Sul versante dei rifiuti la ricetta è stata quella avanzata dai 5 Stelle, ovvero nessun termovalorizzatore e un progetto di smaltimento che rimane un mistero, che nessuno ha mai applicato e visto, iscritto nelle prime pagine dei trattati di demagogia populista e non certo in quelli della concretezza di governo.
Infine le liste d’attesa in sanità che dopo tanto proclami cercano soluzioni nel confermare le convenzioni con privati ma contestualmente, per rispettare i “valori” della sinistra, vietando nei fatti la clinica privata di Terni.
Si è delineato un quadro politico chiaro: l’Umbria è governata, da una sinistra che non fa sconti, ben ideologizzata e che ha reso marginale quella parte della sinistra ex socialista e democristiana che pure tanta influenza e potere ebbe sino a qualche anno fa nel governo della Regione.
La Presidente della Giunta che in qualche modo doveva rappresentare l’altra faccia della sinistra, quella civica e appunto moderata e cattolica per forza di cose e anche con un pizzico di realismo si è velocemente adeguata proponendo così agli umbri una Giunta che non ha più correnti di pensiero alternative. È di sinistra punto e basta. Non ci sono più alibi. Governa la sinistra – sinistra, il centro della sinistra non c’è più, almeno per ora. Questo, nel bene o nel male, è un dato politico nuovo perché supera definitivamente quella alleanza tra ex comunisti ed ex democristiani, architrave del governo regionale negli ultimi trenta anni.

