Una è premessa è necessaria.
Il nuovo Capo della Segreteria della Presidente della Regione, ex parlamentare, politico di lungo corso, con ruoli organizzativi ricoperti nella Democrazia Cristiana, poi nel Partito Popolare di Buttiglione, in quello di Gerardo Bianco e Marini, nella Margherita ed infine nel Pd, è un amico conosciuto da tanti anni, di certo capace, discreto, prudente, non avvezzo ad intemerate politiche, riflessivo ed esperto tanto che con lui già nello staff della Presidente, l’inspiegabile, inutile e politicamente disastroso aumento della fiscalità non sarebbe arrivato.
Dunque non è in discussione l’autorevolezza del personaggio bensì la riflessione sull’evidente complesso di inferiorità dei politici umbri, sulla difficoltà a rivendicare un pizzico di orgoglio regionalista.
Questa attitudine non è di oggi se solo si ricordi quanto avvenne nelle nomine della Giunta regionale della scorsa legislatura. Fece scalpore la nomina ad assessore di un politico proveniente dal Veneto, decisione che la sinistra, allora all’opposizione, non mancò di criticare aspramente imputando al malcapitato assessore perfino tutti i mali della sanità umbra.
Cambia Giunta regionale, cambia colore ma anche questa ci ricasca. Via con la nomina dell’ex parlamentare calabrese e prima ancora, per un altro ruolo strategico, quello della Direttrice generale della Sanità umbra, emiliana con trascorsi professionali nel Lazio, un vero e proprio assessore plenipotenziario, vista la decisione della Presidente della Giunta di assumere personalmente le deleghe della sanità.
Rifuggire dalla parte di quei provincialotti che interpretano queste determine come un vulnus verso l’autonomia della regione o una pulsione di natura autonomistica o peggio tentazione autarchica, ma per quali congiunture nella nostra regione non è stato possibile individuare profili di umbri che altrettanto bene avrebbero potuto svolgere il ruolo di Direttore della Sanità o di capo Staff della Presidente rimane apparentemente un mistero.
Eppure non da oggi la nostra regione è sempre riuscita a proporre profili di donne e uomini capaci e di assoluto livello, in tutti i campi e per ruoli di primaria importanza anche nazionale.
Eppure la sinistra umbra ha negli “ufficiali” della propria riserva tante donne e uomini capaci e di comprovata esperienza. Così anche la nostra Università.
Allora le ragioni di queste scelte sono evidentemente altre.
Fatte salve la capacità di cui si è già detto, queste nomine sono figlie delle volontà dei vertici romani dei partiti di infilare un piede, anche tutti e due i piedi, negli ingranaggi della politica umbra facendo leva su una cortigianeria frutto di un sistema politico in cui spesso la nomina è l’unico strumento di crescita.
Questo fu allora con la nomina di un assessore regionale leghista proveniente dal Veneto ed oggi con le nomine appena deliberate dalla nuova Giunta.
Scelte non molto avvedute, una tentazione antica di predominanza dei partiti romani ma che i politici umbri di un tempo spesso riuscivano a schivare, decisioni che gettano un’ombra sulla reale autonomia politica anche della Giunta di sinistra.
È vero che la politica di oggi ha difficoltà a fare tesoro degli errori del passato ma questo è conseguenza non solo di una partitocrazia di tipo leaderistico che non ha nessuna intenzione a garantire autonomia decisionale ma anche frutto di una presunzione che drammaticamente alligna ovunque.

