La vicenda dello scrittore Scurati prima invitato a ricordare il 25 aprile in Rai e poi cancellato è, ad essere benevoli, singolare, evidenzia il grado di improvvisazione che ormai governa la Rai ultimamente impegnata a battere record negativi nella audience e nella fuga verso altre emittenti di presentatori ed artisti che ne hanno segnato successo e storia recente.
Che la Rai sia storicamente una preda ambita dalle maggioranze politiche che di volta in volta si succedono alla guida del Paese non è una novità e per altro neppure consuetudine che scandalizzi.
Quando le maggioranze erano guidate dalla Democrazia Cristiana la Rai rappresentava plasticamente e proporzionalmente le forze politiche in campo lasciando magari la terza rete ad una prevalenza della sinistra comunista e la seconda a sensibilità prevalentemente socialiste. In questo modo si realizzava una sorta di bilanciamento che al di là delle polemiche politiche accontentava tutti, offriva un prodotto accettabile e soprattutto affidava la gestione a personaggi di grande livello professionale, basti citare Biagio Agnes, Ettore Bernabei, Gianni Granzotto, Paolo Grassi, Sergio Zavoli ed altri, che grazie alla loro indiscussa autorevolezza facevano, ognuno per la sua parte, della Rai un grande e apprezzato servizio pubblico.
Anche in passato si sono verificati errori comunicativi o troppo di parte, non infrequentemente anche allora i servizi Rai, soprattutto nei momenti elettorali, erano motivo di polemica, ma tutto faceva parte del gioco di uno strumento comunicativo comunque necessario ai partiti ed utile per gli utenti.
Poi la rivoluzione digitale con una informazione globalizzata e in mano di tutti, con un flusso ininterrotto di notizie ed anche di fake, con una accessibilità immediata, le televisioni ma in particolare la Rai ha accusato un grave ritardo ad adeguarsi ai nuovi meccanismi informativi rimanendo legata a logiche spartitorie partitiche che ormai poco hanno a che fare con l’immediatezza della notizia e soprattutto incompatibili con i tradizionali bilanciamenti bizantini che i partiti impongono al servizio pubblico.
La vicenda Scurati si lega a questa ormai manifesta inadeguatezza non solo tecnologica ma soprattutto dirigenziale che da una parte non ha saputo aggiornarsi ed adeguarsi e dall’altra è rimasta legata, perché in essa è cresciuta e in qualche caso anche pasciuta, alle logiche spartitorie.
La stessa dirigenza che nel tentativo maldestro di ingraziarsi il potente di turno, nel caso la Meloni, ha pensato bene, appunto nel tempo della informazione globalizzata e in mano di tutti, di derubricare dal palinsesto in fretta e in furia il messaggio di Scurati sul 25 aprile, facendo un torto non a Scurati che dal suo punto di vista ringrazia per la gratuita pubblicità, ma particolarmente alla Meloni e alla sua parte che goffamente si voleva invece omaggiare.
Siamo davvero precipitati nel campo della più ridicola improntitudine, in una pelosità inutile e dannosa.
Sarebbe stato sufficiente, visto il tenore politico, su questo non ci sono dubbi, dell’intervento di Scurati, affiancargli un contraddittorio altrettanto politico così da generare un interessante e forse istruttivo dibattito su di un argomento da sempre sensibile.
Si è invece scelta la via breve, quella della cancellazione di Scurati che però ora rischia di bocciare una dirigenza rivelatasi totalmente inadeguata ma anche di generare un dibattito su come questa maggioranza di centro destra voluta e votata dagli elettori continui ad essere incapace di proporre una squadra adeguata al ruolo che questa parte è tenuta a svolgere. Dal classico tentativo di accattivarsi il potente si è riusciti ad inimicarselo. Davvero un bel risultato del Tafazzi di turno.
Pubblicato sul Corriere dell’Umbria il 25 aprile 2024

