Il dado è tratto. Le liste per le elezioni europee sono state stilate e consegnate e contengono non poche novità sui nomi dei candidati ma anche equivoci.
Tralasciamo la singolarità, definizione benevola, delle candidature dei leader dei partiti, di Presidenti e Vice Presidenti del Consiglio, di personaggi che “ope legis”, per precise ed inequivocabili disposizioni, non potranno mettere piede nell’emiciclo del Parlamento europeo e dunque esibiti nelle rispettive liste di partito con il solo fine di “acchiappare” qualche voto in più e non per portare e supportare idee e programmi in Europa, un inganno nei confronti dei cittadini e una figuraccia in Europa dove non smentiamo mai la nostra vocazione per la propensione ad una Italietta furbastra e poco consapevole della necessità di una Europa vera, unita e non frazionata e divisa dai nazionalismi.
Nelle liste e nei programmi dei partiti si scorgono pochi afflati europeistici, nessuno che dica a quale approdo voglia arrivare, cosa fare della oggi malmessa Europa, se concorreranno ad un continente unito sul piano finanziario, militare e di politica estera o solamente commerciale, se in definitiva vorranno fare dell’Europa davvero una Federazione di Stati o ancora solo l’Europa degli Stati.
Ma quello che ancora di più lascia interdetti è come alcuni partiti si approcciano alla questione delle questioni, a quella che più impegna e preoccupa il mondo intero: la guerra e la difesa europea.
La verità è che, soprattutto se in USA a novembre dovesse prevalere Trump, l’Europa rischia d’essere il classico vaso di coccio tra due superpotenze che magari dal campo di battaglia dell’Ucraina, trasferiscono le loro tensioni entro i confini europei.
Appare davvero stupefacente che un partito importante come il Pd dimostri non solo di non aver risolto le proprie contraddizioni interne ma che voglia, con la composizione delle liste per le europee, ancor più manifestarle e radicalizzarle.
Se in Italia ma anche in Europa, tutti i partiti occidentali che fanno riferimento ai popolari, ai socialisti, ai centristi di Macron, perfino i conservatori con l’eccezione di Orban, sono chiaramente schierati con l’Ucraina, con la Nato, contro l’invasione russa e l’imperialismo putiniano non è solo singolare ma problema drammaticamente serio presentare in lista personaggi come Cecilia Strada o Marco Tarquinio che si dichiarano tout court pacifisti come se il resto del mondo politico fosse guerrafondaio. Per di più questi pacifisti vorrebbero favorire la pace vietando l’invio di armi all’Ucraina spalancando così le porte all’invasione russa e alla certa sottomissione del popolo invaso.
La verità è che costoro in fondo sono anti occidentali, anti americani, anti Nato e disponibili, in nome di una male intesa pace dei più forti, a strizzare l’occhio agli invasori, a Putin e compari.
Fino a quando ci si esercita in questo pacifismo da divano nulla da preoccuparsi ma predicato da esponenti di primo piano di un partito importante come il Pd che per altro ha da sempre assunto in seno ai socialisti europei posizioni a difesa degli ucraini e di sostegno alla Nato, schiettamente atlantista, il problema diventa politico e di coerenza su un tema rispetto al quale tutta l’Europa non può transigere pena la disfatta con il rischio di mettere in pericolo la libertà nostra e dei nostri figli.
Al di là del carosello dei candidati, a chi la dice più grossa, ai capilista “specchietto” per gli elettori, a generali capitati chissà come nell’esercito, ad una antifascista internazionale di professione, il vero problema è questa contraddizione nel Pd, questo equivoco irrisolto tra presunti pacifisti e ancor più presunti guerrafondai che una volta trasferito nel Parlamento Europeo contribuirà a ribattezzare l’Italia in Italietta. Questo non aiuterà nessuno, ancor meno l’Italia.

