Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Una sanità senza testa

Sommersa dai debiti, ospedali svuotati da una offerta privata sempre più arrembante, liste d’attesa che di fatto impediscono sia la diagnosi che la cura particolarmente ai più bisognosi, cronica carenza di medici ed infermieri, medici di famiglia frustrati ed annichiliti da una burocratizzazione che li ha trasformati in terminali digitali, totale assenza di un progetto complessivo di organizzazione sanitaria regionale e non bastando tutto questo, ora anche gli ospedali “complementari”.

Questo è il progetto per gli ospedali di Foligno e Spoleto. Uno dovrebbe essere dedicato alle emergenze e l’altro agli interventi programmati.

In tutto questo oltre alla drammatica approssimazione c’è un peccato originale di fondo. Per organizzare o riorganizzare il modello sanitario umbro non si è partiti dai bisogni di 800.000 abitanti circa della Regione bensì dalle strutture sanitarie esistenti, su come riuscire ad utilizzarle e soprattutto come compiacere associazioni e iniziative locali nate come funghi, magari incoraggiate da partiti alla ricerca di facile consenso e notabilati locali, che tanto si agitano per fini elettoralistici, per difendere perfino i presidi più improbabili. Sembra che in tutto questo agitarsi si siano persi di vista parametri irrinunciabili e declinati dal Consiglio Superiore di Sanità. Per rendere sicuri gli interventi sanitari è necessario che in un Ospedale esistano le tecnologie necessarie, personale preparato ed appositamente addestrato e soprattutto un livello minimo di casistica. Invece il problema è come far sopravvivere tutti gli ospedali anche quelli oggi francamente inutili, da riconvertire radicalmente e, contestualmente, contraddizione nella contraddizione, favorire, magari con nuove strutture, cliniche private convenzionate, meglio se implementando investimenti di tutt’altra natura e finalità.

In tutto questo la singolare vicenda degli ospedali di Foligno e Spoleto che si vorrebbero complementari, definizione elegante per dire “una cosa a te e una cosa a me” sottacendo che così facendo le “cose” sarebbero per forza di scarsa qualità. Non c’è il coraggio di dire per esempio che a Spoleto si può dedicare l’ospedale ad una, massimo due specialità puntando però per esse all’eccellenza e non invece suddividendo i due ospedali in “pacche” “una a te e una a me” l’urgenza a te, la degenza programmata a te. Gli ostacoli ad una soluzione logica e di buon senso sarebbe l’instaurarsi di una concorrenza con le aziende ospedaliere di Perugia e Terni.

Tutto questo sarebbe semplicemente criticabile se non interessasse la sorte di due ospedali e della sanità pubblica, la fine di ambedue gli ospedali, uno quello di Spoleto di antico lignaggio, l’altro, quello di Foligno di assoluto prestigio e fine a qualche anno fa perfino all’avanguardia a livello regionale e con questo spogliare di una credibile risposta sanitaria tutta l’Umbria di mezzo.

Se a Spoleto, magari in modo confuso e disordinato, con prospettive probabilmente poco meditate, la città si muove, si interroga, protesta, si fa sentire, a Foligno tutto tace, nessuna parla, al massimo qualcuno sussurra, ma al crepuscolo del nostro ospedale si assiste oltre che inermi, silenti. E questo è un gran peccato oltre che un salto nel buio per tutti ma soprattutto per chi non è più giovanissimo e prima o poi più di altri potrebbe dover ricorrere alla sanità. Dispiace davvero questo andazzo anche perché sembra che l’abbrivio sia ormai inarrestabile. A meno che l’indolenza della città, dei partiti, delle associazioni, della società civile, abbia un sussulto, abbandoni la diffusa sensazione di voler compiacere i potenti di turno e si accorga finalmente di quanto si stia irrimediabilmente sottraendo alla comunità.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi

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