Singolare che dopo lo tsunami elettorale che ha investito anche l’Umbria, le acque della politica regionale siano ancora stagnanti. Almeno apparentemente. In realtà si sussurra di incontri riservati, ma in politica la riservatezza serve solo a rendere appetibili notizie ed informazioni e non hanno nulla di riservato, in cui partiti, gruppi, dirigenti, disegnano, cercano di immaginare scenari futuri, nuovi equilibri e leadership.
Un esercizio abbastanza scolastico e fine a sé stesso per la sinistra visto come è conciata e per la scarsità di prospettive prossime venture.
Sino a quando la sinistra, anche umbra, non rintraccerà una credibile proposta politica, concrete e percorribili alleanze, non indicherà una classe dirigente autorevole, la partita con il centro destra non solo sarà persa ma non si giocherà neppure.
Dunque per forza di cose, anzi per forza di voti, il confronto si giocherà tutto nel centro destra, sarà una specie di derby e per questo, come spesso capita, la contesa ancora più aspra.
Il centro destra, almeno una parte di esso, preferirebbe forse l’immobilità più assoluta, non toccare foglia, ignorare la rivoluzione uscita dalle urne dello scorso settembre esaltando a motto “hic manebimus optime”.
Non consigliabile però la scelta dell’immobilismo, quella di negare l’evidenza di rapporti di forze all’interno del centro destra profondamente cambiati, con Fratelli d’Italia, partito egemone, la Lega franata e attestata ad una sola cifra percentuale, Forza Italia povera di voti e ricca ormai solo degli antichi fasti berlusconiani. La mancata presa d’atto del cambiamento politico in Umbria determinerebbe la lievitazione di divisioni ed incomprensioni soprattutto tra le fila di Fratelli d’Italia che continuerebbe a non condividere una cervellotica ed anche poco democratica esclusione dall’esecutivo regionale umbro.
Il diniego di un rimpasto nella Giunta regionale contribuirebbe a mantenere le acque apparentemente stagnanti, ad illudere su una navigazione tranquilla ma la burrasca annunciata si preparerebbe subito all’orizzonte.
Non è immaginabile che FdL forte del nuovo consenso e soprattutto consapevole che lo stesso può svanire con la stessa rapidità con cui è arrivato, non passi all’incasso chiedendo la guida o almeno un ruolo determinante alla Regione, una prevalenza in Giunta, i sindaci delle più importanti città dell’Umbria.
Non è che da quelle parti ci sia una abbondanza di attori protagonisti: i decenni di opposizione non hanno favorito la crescita di quella classe dirigente di cui oggi ci sarebbe invece grande necessità. Però, anche per questo, oltre alla ormai chiara autorevolezza, il sindaco di Perugia Romizi è in rampa di lancio. Conclusi i due lustri di sindacatura perugina potrebbe essere pronto per la Regione. D’altra parte Romizi mantiene buoni rapporti con una certa Perugia che conta, con gli alleati di FdL e della Lega, è riuscito a convivere brillantemente sopendo con sapienza le inevitabili tensioni e potenziali baruffe avendo inoltre l’involontario vantaggio di mettere sulla bilancia a favore dei partiti alleati, particolarmente di FdL, la prossima candidatura a sindaco di Perugia.
La sensazione è che proprio questo si stia muovendo nei corridoi della politica perugina e la stagnazione voluta dagli altri incoraggia il disegno che per altro potrebbe essere proposto sotto le insegne di un rinnovamento.
Non è che si debba per forza attribuire un voto insufficiente all’operato della attuale Presidente della Regione, anzi, si è mossa con prudenza ed attenzione in una sala dei bottoni per tanti anni occupata stabilmente dalla sinistra, tuttavia non l’ha aiutata una dipendenza troppo evidente alle ragioni leghiste e del “Capitano”, in quel momento in grande spolvero, sino alla incomprensibile scelta, cosa mai avvenuta in passato, di un Assessore estraneo alla nostra Regione, la composizione di una Giunta regionale politicamente squilibrata.
Quando i rapporti di forza politici cambiano così radicalmente debbono evidentemente cambiare gli attori protagonisti. In politica è così ed è quello che è avvenuto con l’ascesa di Giorgia Meloni e del suo partito. Dichiararsi indifferente a tutto questo significherebbe semplicemente disconoscere le regole fondamentali della politica. Questo nessun politico, neppure di una piccola regione, può permetterselo.

