Nei giorni in cui, per la prima volta, l’Umbria rischia davvero d’essere travolta da una epidemia da coronavirus, quando, per la prima volta in Umbria i positivi ai tamponi superano di molto il centinaio, quando per la prima volta aumentano i ricoveri nei reparti di rianimazione, quando, in definitiva, la situazione epidemica si fa drammatica, il sempiterno Coordinatore della Marcia della Pace ci annuncia che la stessa quest’anno sarà trasformata in una “catena statica”, ovvero, ci ha spiegato, nessuna marcia ma migliaia di persone allineate e ferme da Perugia ad Assisi.
Non c’è dubbio, una bella pensata per una manifestazione che stava inesorabilmente perdendo il suo “appeal” anche perché ormai stabilmente appaltata alla sinistra. Non c’è però alcun dubbio che, stante la situazione epidemica drammatica è altrettanto irresponsabile mobilitare migliaia di persone, provenienti da ogni parte d’Italia e che dunque si muovono per giungere alla meta e che giunti alla meta non staranno di certo immobili come a fare le belle statuine ma mangeranno, passeggeranno, parleranno, in qualche caso, forse, ma non è improbabile, si abbracceranno uniti come sono dal comune anelito per la pace.
Una manifestazione organizzata in modo irresponsabile nei giorni in cui governo, ministri, medici, perfino il Presidente Mattarella, invitano alla prudenza, ad indossare le mascherine perfino in famiglia, si sconsigliano matrimoni e battesimi.
Ma davvero una manifestazione pacifista che in trenta e più anni non ha fatto fare la pace a nessuno, conta più di una necessaria prudenza, della pressante richiesta di dare il buon esempio, dello sforzo drammatico di limitare l’onda di un virus che sta contagiando il mondo e moltiplicandosi di nuovo in Italia ed anche in Umbria?
Oppure siamo ancora difronte al narcisismo protagonista dei soliti che continuano a spacciare la pace come il prodotto di una sola parte?
Vedremo cosa faranno le autorità regionali, se vorranno essere coerenti alla necessità categorica di garantire sicurezza e prudenza oppure saranno anche loro travolti dal vortice del “politicamente corretto” e del solito conformismo. Vedremo. Ma questa volta giudicheremo anche.
