Non c’è certo la nostalgia del sistema sanitario gestito, da sempre, dalla sinistra umbra, rovinato da un clientelismo sfrenato ed ora anche sotto giudizio da parte della magistratura, ma nei pochi mesi di governo del centro destra l’impressione è quella delle poche e assai confuse idee.
Il verbo è stato quello di cambiare tutto e subito come ad abbattere il simbolo di un potere sconfitto. L’organizzazione sanitaria doveva radicalmente cambiare.
Per farlo è stato chiamato un manipolo di veneti (chissà perché proprio veneti se non per affinità padana) che l’Umbria forse la conoscevano per averla visitata da turisti, che non hanno potuto che fare riferimento ad una dirigenza già saldamente insediata dalle precedenti giunte regionali di sinistra.
Dunque lì si è iniziato per cambiare tutto, senza cambiare niente.
Ma un segnale si doveva pur darlo visto che le elezioni s’erano vinte sui rovesci giudiziari in sanità e grazie alla rabbia delle gente sentitasi ciurlata da una sanità che appariva più al servizio dei potenti che non dei cittadini.
Che fare dunque? Abbattere le liste di attesa divenute francamente insopportabili, favorire una riorganizzazione ospedaliera più razionale, incoraggiare e stimolare i medici di famiglia in una attività medica di primo livello e soprattutto di prevenzione?
Nulla di tutto questo.
La vera novità è stata l’apertura, perfino selvaggia, alla sanità privata, come se in una regione di appena 800.000 abitanti ci fosse davvero bisogno di introdurre nuovi protagonisti e non invece incoraggiare, stimolare, incentivare quelli pubblici che già c’erano.
Tutto questo, complice anche il Covid, non ha accorciato le liste di attesa ma al contrario ha reso praticamente impossibile ed anche non conveniente utilizzare il pubblico per esami strumentali, visite ambulatoriali. Ha svuotato gli ospedali ,di utenti spaventati da una campagna anti Covid e che non hanno più risposte e debbono attendere tempi biblici per poter effettuare una visita, ma anche di medici e tecnici che migrano verso le più remunerative e meno responsabilizzanti attività nel privato.
Il modello sanitario umbro, di certo inquinato da clientelismo ma fatto anche di ospedali tutti nuovi ,di medici, infermieri, sanitari capaci e orgogliosi di lavorare lì, di un reticolo di medici del territorio spesso ancora riconosciuti come medici di famiglia, amici e confidenti pronti ad intervenire anche in modo preventivo, si sta avviando tragicamente verso un tramonto, fischiettando come se tutto apparisse bello e giusto, verso modelli sanitari padani che non ci sono mai appartenuti, che non sono mai stati nella nostra cultura e che hanno drammaticamente fallito non solo nella lotta contro il Covid ma soprattutto nel garantire una risposta sanitaria uguale per tutti.

