Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Allarme sullo stato di salute economico della nostra Umbria

Adolfo felix NavhqXp97LQ unsplash

I dati non fanno indulgere a particolare ottimismo e d’altra parte una regione piccola, che da sempre ha affidato il suo Pil alla siderurgia ternana in permanente stato di incertezza sulla proprietà e sulla governance oltre che insidiata sempre più dalla concorrenza asiatica, ai cementifici, oggi appesantiti dalla grave congiuntura dell’edilizia, alla edilizia stessa che vive ormai da tempo una crisi drammatica, alla stessa ricostruzione post sismica che stenta, ad essere benevoli, a partire, non ha molte ragioni per immaginare una ripresa produttiva, occupazionale, un miglioramento dei parametri economico finanziari.  

E’ pur vero che l’Umbria, almeno in tempi recenti, si propose come incubatrice di attività artigianali e anche metalmeccaniche sino a raggiungere in alcuni casi vera eccellenza.

Ma la sensazione oggi è che si sopporti un progressivo strangolamento creditizio in una regione che non ha più una banca regionale, un istituto di credito del territorio.  

La Banca d’Italia recentemente ha evidenziato come in Umbria, al pari di altre regioni del Sud, il costo del denaro sia superiore ad altre zone del Paese e che il credito viene concesso con più parsimonia. Tutto questo non è che sia un buon segnale per una ripresa economica, un incoraggiamento a chi imprende o intenderebbe farlo. 

Dopo la fine delle Popolari, Todi, Gualdo Tadino, Spoleto, non ci sono più neppure le Casse di Risparmio, Perugia, Terni, Foligno, Spoleto, Orvieto, tutte confluite in grandi banche nazionali.

Ora anche il crepuscolo  delle Banche di Credito Cooperativo che a seguito di una legge voluta da Renzi confluiranno in grandi Istituti bancari e diverranno parti  di grandi società per azioni.

Fra qualche mese non ci sarà più nessuna banca del territorio e non sarebbe credibile continuare a  rivendicare questa vocazione quando i consigli di amministrazione dovranno ricevere il gradimento delle nuove proprietà, quando le linee di credito saranno  approvate dalla centrali nazionali, quando gli investimenti saranno decisi secondo scelte dei vertici nazionali degli istituti.

Insieme al sud d’Italia, l’Umbria sarà l’unica regione a non avere più una banca del territorio  e questo aggraverà ancora e non poco una situazione già critica.

Non servono lamentazioni per di più provenienti da un mondo politico che in questi anni sia dai banchi di maggioranza ma anche da quelli di minoranza, non ha fatto nulla, non ha prodotto uno studio  e neppure una riflessione, per evitare una colonizzazione finanziaria che ci renderà definitivamente subalterni e rischia perfino di paralizzare le iniziative imprenditoriali che pure potrebbero esserci, che rischia di farci scorgere un orizzonte di desertificazione imprenditoriale.

Sarà bene finirla con l’elencare numeri sempre più in rosso  e invece avanzare proposte per risollevare la nostra regione iniziando da una politica del credito diversa, nuova e attenta alle necessità del territorio. Se sarà possibile farlo lo si faccia e con fretta, altrimenti si immagini davvero una aggregazione politico amministrativa dell’Umbria con le regioni viciniori. Così almeno eviteremmo una lunga e penosa agonia economica ma anche sociale.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi

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