Da “Corriere dell’Umbria del 9 aprile
Si avvicinano le elezioni amministrative e come da qualche tempo avviene, ma ogni anno di più, fioriscono, come fiori a primavera, le liste civiche.
Ogni schieramento ha le sue, più d’una, ed ora perfino personalizzate ovvero con sul simbolo il nome del leader locale nella speranza, o illusione, che questa scelta induca molti elettori a convogliare i loro voti su queste liste.
Personalmente nulla contro le liste civiche ma certamente il loro proliferare incontrollato qualche riflessione di natura politica la sollecita.
Rimangono, almeno quasi sempre, le liste dei tradizionali partiti nazionali anche se non infrequentemente arricchite o immiserite, secondo i punti di vista, da richiami di natura locale. Accanto a queste, in tutti gli schieramenti, tante sono le liste che si autodefiniscono civiche e che vorrebbero, a sentir loro, andare oltre i partiti nazionali e rappresentare istanze e attese che i partiti tradizionali non sarebbero più capaci di fare. Potrebbe essere ma non è una esauriente né unica giustificazione del fenomeno.
Dunque, il primo dato è che le liste civiche sono un tentativo di coinvolgere cittadini ed elettori sempre più distratti e disinteressati. L’altra faccia della medaglia è che le liste civiche finiscono però per rappresentare visivamente il manifesto di sfiducia verso la politica inducendo però ancor più alla disaffezione elettorale. Il risultato opposto a quello che si vorrebbe.
Altra motivazione delle tante liste civiche è il tentativo di coinvolgere i cittadini in un protagonismo personale, una discesa in campo collettiva, che diversamente non ci sarebbe. Ma torniamo sempre al punto. Se i partiti tradizionali hanno abdicato alle loro funzioni di confronto, discussione, incontro, volontariato, socialità, ecco che vengono fuori le liste civiche che sia pure spesso in modo scarsamente credibile e comunque temporalmente limitato, cercano di vicariare alle mancanze della politica tradizionalmente intesa e ai suoi naturali strumenti di promozione rappresentati dai partiti.
A queste motivazioni aggiungiamocene anche altre sicuramente più prosaiche.
Le liste civiche, ma anche quelle con parvenze più politiche, resuscitate dall’oblio, di partiti di cui si conosce l’anagrafe ma da tempo senza nessun consenso, frequentemente si sono trasformate in praterie dove scorrazzano i globetrotters della politica, i marpioni del moto perpetuo, ovvero quelli che indifferentemente passano da un partito e da uno schieramento all’altro pur di poter continuare a frequentare i corridoi della politica. Le liste civiche e anche quelle dei partiti solo virtuali, in questo senso hanno meno protezioni rispetto ai partiti tradizionali, meno controlli ed anche più necessità di arruolare comunque candidati anche a dispetto della loro storia personale.
Altra certezza di questo tempo della politica è l’alto tasso di confusione, la certificazione della fine delle ideologie e delle appartenenze, l’adesione indifferentemente ad una o all’altra parte per motivazioni apolitiche, per simpatie o peggio per interesse.
In definitiva se quello delle tante bandiere, delle liste civiche, è un tentativo sia pure rudimentale di avvicinare i disillusi cittadini, le stesse possono anche rappresentare al contrario un ulteriore imbarbarimento ed impoverimento della politica.
La risposta a queste domande l’avremo dopo le elezioni nel vedere quali saranno gli eletti, se una schiera di “arieccoli” oppure rappresentanti giovani, motivati e nuovi. Visti i movimenti di questi giorni e l’agitarsi dei soliti noti qualche dubbio c’è.
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