Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Le primarie del PD

Adolfo felix NavhqXp97LQ unsplash

Convincere più di un milione di italiani ad andare a votare per le primarie, in una domenica invernale e piovosa è un merito indiscutibile del tanto vituperato Pd.

Nel tempo in cui i partiti hanno scelto la militanza mediatica che non fa rima con quella partecipata delle sezioni, dei congressi, dei convegni, con una procedura certamente assai macchinosa ma che riesce a  coinvolgere migliaia di iscritti e poi un milione di cittadini, diviene un fenomeno da affidare allo studio di sociologi, politologi, esperti della comunicazione.

Dunque è da riconoscere al Pd capacità che altri partiti non hanno mai avuto o non hanno più, adagiati come sono su classi dirigenti sempiterne o al massimo rinnovatesi per gemmazione, incuranti delle volontà degli elettori.

Non è che il Partito Democratico sia esente da criticità, anzi, però apparentemente è rimasto ancorato ad un metodo di selezione interna più credibile rispetto alle regole, quando ce ne sono, alle quali ricorrono gli altri partiti.

E però sarebbe fuorviante tessere le lodi delle primarie del Pd senza evidenziare che i buoni propositi spesso si accompagnano alla dabbenaggine.

Qualcuno ironicamente dopo le consultazioni ha sintetizzato il risultato delle primarie dicendo che il Pd è riuscito a perdere anche le primarie.

Un partito che fa votare i suoi circa 100.000 iscritti e dopo quindici giorni con il versamento di una cifra assolutamente simbolica, tutti i cittadini che lo vogliano, indipendentemente dalle convinzioni politiche o delle appartenenze, significa che va a cercare rogne.

La politica è una palestra dura dove non si fanno sconti. Quale strumento più semplice  per interferire nella vita e nei programmi del partito, per scegliere una classe dirigente più gradita. Uno più adeguato delle primarie del Pd non poteva essere immaginato.

Con una fava tanti piccioni. L’elezione della nuova segretaria Schlein ha di fatto mortificato gli iscritti del Pd che avevano scelto con una buona maggioranza Bonaccini, le primarie così concepite hanno offerto una occasione forse irripetibile ed anche risolutiva agli avversari del Pd che con poco sforzo sono entrati nel salotto buono del partito determinando probabilmente un cambiamento di linea politica non si sa quando desiderata dagli iscritti ma certamente gradita agli avversari del Pd.

Un sondaggio di queste ore ci dice che aderenti al Movimento 5 Stelle in buon numero sono andati a votare per Elly, così come cittadini di sinistra radicale preferendo una sterzata appunto verso sinistra del Pd del nuovo corso, e forse, ma le prove le avremo fra qualche tempo, anche elettori di destra si sono presi la briga di indossare vesti di guastatori e via a votare nei gazebo del Pd. Tanto era sufficiente la carta di identità, una dichiarazione farlocca e due euro.

Siamo all’inverosimile. La smania del populismo demagogico ha archiviato, anche nel Pd, la democrazia rappresentativa, quella mediata da assemblee democratiche affidando tutto ad un populismo d’accatto che alla fine provoca molti più danni che benefici.

Senza voler dare un giudizio sulla nuova segretaria è  chiaro che gli avversari di sinistra e di destra del Pd hanno lanciato con successo un’OPA sul Pd la cui classe dirigente era più impegnata a marcare l’avversario interno che a contrastare operazioni e maneggiamenti esterni.

C’è da augurarsi che la Schlein contraddica con i fatti tutte queste supposizioni ancorché funeste per il Pd ma di certo abbiamo assistito ad un altro passo epocale verso  una specie di democrazia del meta verso, virtuale ma non reale.

O si riuscirà a cambiare passo oppure l’avvento delle oligarchie sarà sempre più probabile.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi