Ad ormai pochi giorni dalla consultazione elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale dell’Umbria dalle colonne di questo giornale non è che si possa entrare nello stadio, accomodarsi in curva magari sotto uno striscione e fare i tifosi, ma alcune riflessioni, valide per tutti e conseguenti al voto della Liguria potrebbero interessare.
Il clamoroso e sempre crescente dato della astensione indica chiaramente l’obiettivo e la sponda dove indirizzare gli sforzi degli ultimi giorni di campagna elettorale per un risultato che oggi più di sempre appare incerto.
La sensazione che una campagna elettorale fatta più di grida e polemiche che non da confronti civili, che lo ammetto, ci sono pure stati, di denunce per quello che non è stato fatto o fatto male che non di proposte, ingrosserebbe le fila di chi è tentato di astenersi, perché sfiduciato, disgustato, non convinto ad esercitare il diritto al voto.
Eppure dalla larga, larghissima, certamente maggioritaria, platea dei simpatizzanti della astensione si ricaverà il consenso necessario per la vittoria.
In Liguria al di là della risicatissima affermazione di una consultazione in miniatura anche per il numero dei votanti, che pure ha significato la vittoria non certo scontata del centro destra, al netto delle astensioni, oltre la metà dei liguri non ha votato, il candidato del centro destra ha vinto grazie al voto di poco più del 20% degli aventi diritto. Questi numeri danno la misura della enormità della sofferenza della nostra democrazia e dischiudono praterie sconfinate per chi, come in Umbria, è alla ricerca del consenso elettorale. I tifosi dell’una e dell’altra parte si sono ormai schierati, sapranno cosa fare e chi sostenere, a quali candidati esprimere il consenso, lo sguardo deve invece indirizzarsi in tribuna frequentata non solo da chi deve decidere chi votare ma soprattutto da chi è incerto o perfino convinto di non votare. Questo si potrebbe ottenere liberando la politica anche locale dalle proprie scorie nobilitandola invece da pacatezza propositiva.
Altro sforzo da consegnare agli schieramenti, ai partiti, per questi ultimi giorni di impegno sarà quello di convincere ad una pubblica scelta quella parte di società civile nota, conosciuta perché impegnata professionalmente, culturalmente, un tempo anche politicamente ma che oggi in una sorta di tentazione aventiniana, anche snob ma soprattutto perché considerata dai protagonisti di oggi ormai ininfluente ad orientare ed indicare le scelte, continua ad essere ignorata. Nessuno si illuda. Sono ancora troppi e discretamente influenti gli assenti in questa campagna elettorale che appare monca di quelli che invece potrebbero orientare, convincere, perfino nobilitare idealmente e culturalmente questa, ahimè per pochi, significativa sfida.
Eppure in Liguria, in particolare in una provincia del ponente, un vecchio leone della politica, bistrattato, insultato e messo alla berlina per gaffe ed indubitabili errori pure gravi, ha determinato in modo clamoroso la vittoria del candidato del centro destra.
Mai dire mai soprattutto quando la contesa si risolverà sulla linea del traguardo, quando bisognerà scalfire quel Moloch del partito delle astensioni.
Buona campagna elettorale a tutti.

