Ormai tutti i sondaggi, indistintamente, più che l’avanzata della Lega salviniana o la flessione dei grillini, indica una costante lievitazione verso l’alto di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.
Ormai questo partito veleggia oltre il 10% ovvero su un numero di consensi ( per ora virtuali, ma credibili) pari a quelli che raccoglieva Alleanza Nazionale di Fini nei tempi di maggiore successo.
Mi ricordo, perché c’ero, Giorgia Meloni appena eletta alla Camera dei Deputati, catapultata, giovanissima, inesperta di lavori parlamentari, per volere di Gianfranco Fini di cui era una fedelissima , alla vice Presidenza della Camera dei Deputati. La cosa fece scalpore ma soprattutto causò molti mal di pancia a tanti suoi colleghi di partito con pedigree politici più ragguardevoli e con esperienze più collaudate.
Eppure la ragazza, allora lo era davvero, si mosse bene così come poi fece da Ministro della Famiglia.
Evidentemente il lungo tirocinio nelle fila dei giovani di Alleanza Nazionale, in quella destra borgatara che non disdegnava saluti romani ma neppure un forte senso di cameratismo, in senso buono, l’aveva politicamente ben forgiata.
Quando all’indomani delle ultime elezioni politiche Fratelli d’Italia raccolse un misero 4% e la Lega , sovranista, nazionalista, lepenista, entrò al governo con il M5S abbandonando i vecchi alleati e con una piattaforma sovrapponibile a quella della destra, non pochi pronosticarono la fine di Fratelli d’Italia e della Meloni.
Non è stato così, anzi ora la destra della Meloni nei sondaggi a doppia cifra supera il M5s e sia avvicina al Pd.
Un vero e proprio miracolo la cui artefice è solo Giorgia. Perché quel partito è la Meloni, non altri. Non di certo vecchi arnesi post fascisti che lì si sono riparati e neppure i poco credibili convertiti dell’ultima ora che reputando conclusa l’avventura di Forza Italia, hanno chiesto asilo.
La Meloni, schiettamente di destra ha saputo rivalutare quella specie di integrità che da sempre la destra almirantiana di opposizione e mai di governo ha rivendicato, si è tenuta a debita distanza dalla destra anti europea della Le Pen e di Orban, abbracciati invece da un Salvini smanioso di un certificato europeo di originalità, sulla questione degli immigrati ha mantenuto posizioni ferme ma non scalmanate, più che il Papeete ha frequentato Primavalle o il Quarticciolo, non si è mai mostrata bramosa di andare il governo e quando invece l’ha fatto Salvini, con rigore e altrettanta fermezza ha sempre puntualizzato la propria diversità.
In definitiva la Meloni offre una alternativa schiettamente di destra ma di una destra dal sapore antico, più rassicurante, che rifugge avventurismi tipo uscita dall’euro o peggio dall’Europa, un pizzico di esperienza politica e una spruzzata, che in questi tempi non fa mai male, di gioventù.
Ecco servita la nuova destra più borgatara e meno aristocratica, una proposta che molti oggi, dopo il fallimento del M5s, il crepuscolo di FI e la troppa esagitazione di Salvini, vorrebbero mettere alla prova.
Giorgia Meloni’s masterpiece
By now, all the surveys, indiscriminately, more than the advance of the Salvinian League or the downturn in the grillini, indicate a constant rise towards the top of Fratelli d’Italia by Giorgia Meloni.
By now this party is sailing over 10% or on a number of consents (for now virtual, but credible) equal to those that the National Alliance of Fini gathered in the times of greatest success.
I remember, because I was there, Giorgia Meloni just elected to the Chamber of Deputies, catapulted, very young, inexperienced in parliamentary work, at the behest of Gianfranco Fini of whom she was a loyal one, to the Vice Presidency of the Chamber of Deputies. This caused a sensation but above all it caused many stomach aches to many of his party colleagues with more noteworthy political pedigrees and with more proven experiences.
Yet the girl, then she really was, moved well as she then did as Minister of the Family.
Evidently the long apprenticeship in the ranks of the young people of the National Alliance, in that bourgeois right that did not disdain Roman greetings but not even a strong sense of camaraderie, in a good sense, had politically well forged it.
When, in the aftermath of the last political elections, the Brothers of Italy collected a paltry 4% and the League, sovereignist, nationalist, lepenist, entered the government with the M5S, abandoning the old allies and with a platform superimposable to that of the right, quite a few predicted the end of Fratelli d’Italia and Meloni.
It was not so, in fact now Meloni’s right in double-digit surveys exceeds the M5s and is close to the Democratic Party.
A real miracle whose creator is only Giorgia. Because that party is Meloni, not others. Certainly not old post-fascist tools that have repaired there and not even the little credible converts of the last hour who, considering the Forza Italia adventure ended, have asked for asylum.
Meloni, frankly right-wing has been able to re-evaluate that kind of integrity that the Almirantian right of opposition and never of government has always claimed, has been kept at a safe distance from the anti-European right of Le Pen and Orban, embraced instead by a Salvini eager for a European certificate of originality, on the issue of immigrants she has maintained firm but not mad positions, more than Papeete has attended Primavalle or Quarticciolo, she has never shown herself eager to go the government and when instead Salvini did, with rigor and equal firmness he always pointed out his own diversity.
Ultimately, Meloni offers a frankly right alternative but a right with an ancient flavor, more reassuring, which avoids adventurisms such as exiting the euro or worse from Europe, a pinch of political experience and a splash, which in these times does not never bad, of youth.
Here is served the new more suburban and less aristocratic right, a proposal that many today, after the failure of the M5s, the twilight of FI and too much exaggeration of Salvini, would like to test.

