Che il centrodestra viva una stagione di grande consenso, che il Pd e il centro sinistra non riescano a ritrovare il bandolo della matassa, che il Movimento 5 Stelle è solo un residuato di quello che fu pur recentemente il primo partito italiano, sono dati condivisi dai più’ e però, scendendo nella nostra terra, l’Umbria, sarà proprio il centro destra a dover sciogliere nei prossimi mesi nodi pur intricati.
Solo il centro destra perché pur con tutte le buone intenzioni e con ogni beneficio di inventario, non appare possibile che il Pd, che continua ad assomigliare ad una squadra giovanile e non a quella dei titolari, piena di belle intenzioni, forse anche con qualche futuro ma ancora immatura per le sfide alte, quelle vere, possa tra un anno rappresentare una credibile alternativa. Tant’è che così è stato anche a Terni dove le difficoltà del centro destra hanno favorito l’ultimo arrivato, in ordine temporale e politico, un senza partito che in quattro e quattr’otto, con riconosciute capacità mediatiche, ha vinto dove avrebbero dovuto partiti storicamente radicati per cultura e tradizioni anche operaie, il Pd e la sinistra. Del Movimento 5 Stelle s’è detto. Se ne parla al passato non al presente e forse neppure al futuro.
Pochi giorni dopo l’infausto esito delle elezioni a Terni, la Presidente della Giunta regionale umbra, forse per sfruttare le ragioni di un cambio di candidato subitaneo ed imprevisto, quello di Terni, che di certo non ha portato bene, si è affrettata a riproporre la propria candidatura alla presidenza delle prossime regionali.
Umanamente non possono comprendere le ragioni personali ma in politica più che di queste contano i numeri. E i numeri, e non solo quelli, mancano impietosamente.
Non si può dire, sono a testimoniarlo svariati sondaggi e report, che il giudizio sull’operato di questa Giunta regionale e della maggioranza che la sorregge sia soddisfacente. Le grandi, forse troppo, aspettative che si erano create difronte ad una vittoria sulla sinistra attesa da oltre quaranta anni, sono andate in larga parte, deluse.
Affidandosi ad una analisi squisitamente politica, la riproposizione alle prossime elezioni regionali della stessa presidenza, della stessa giunta, di una fotocopia di quello che è già stato potrebbe non essere una mossa vincente.
Evitando liturgie tardive e troppo bizantine, con la consapevolezza di quello che è stato fatto, di quello che manca, dei numeri all’interno del centro destra, radicalmente cambiati rispetto a quattro anni fa, è auspicabile che prima possibile il centro destra umbro si interroghi senza troppi tatticismi ma con sincerità e volontà propositiva per scegliere la nuova squadra per le regionali.
In qualche occasione anche i numeri non contano in politica. Ma questo è possibile solo quando c’è straordinaria unità di intenti, volontà comuni, una discreta condivisione nell’elettorato, oppure, la necessità di equilibri superiori. In Umbria non pare che nei confronti della presidente uscente possa registrasi una volontà comune anche perché la gestione della giunta in questi cinque anni ha tenuto fuori, in modo singolare e deleterio, rappresentati del partito di maggioranza. Se dovessero intervenire necessità di equilibrio nazionale la riproposizione della candidatura non partirebbe con i migliori auspici e lascerebbe spazi notevoli ad iniziative “civiche” che gli umbri ormai conoscono e hanno dimostrato di saper maneggiare.
Continuo nella convinzione che il candidato più credibile, più autorevole, più forte per la presidenza della giunta regionale, potrebbe essere l’attuale sindaco di Perugia, Romizi e ancor più se allargasse la coalizione a nuove forse emergenti e moderate, anche per bilanciare l’impatto di una destra forte ma ancora non totalmente ben accetta in alcuni ambienti.
Pur trovando una situazione di grave difficoltà, Romizi ha ben fatto e lascerà un ricordo positivo a Perugia che per altro è larga parte dell’Umbria, moderato, pacato, ormai esperto in questioni amministrative, ben visto ed amico di importanti esponenti di Fratelli d’Italia, leader di Forza Italia, sufficientemente giovane da rappresentare una novità se non a Perugia nel resto dell’Umbria, con le carte giuste per favorire un passaggio in continuità nella amministrazione comunale di Perugia.
Per antica esperienza politica so bene che i ragionamenti logici e perfino quelli più’ scontati non sempre trovano accoglienza però quelli che trovano riscontro non sul “verba volant” ma su “scripta manent” almeno rimarranno negli archivi di quello che sarebbe potuto essere ma non è stato per le presunzioni e gli errori di altri.

