(Gazzetta di Foligno del 4 agosto 2023)
Con qualche settimana d’anticipo ecco le prime riflessioni, dichiarazioni, volontà, riguardo al rinnovo del prossimo anno del Consiglio comunale di Foligno.
La politica ormai è sottoposta ad accelerazioni tali che un anno equivale ad un secolo e quello che potrebbe apparire scontato, rischia tra qualche mese di essere abbondantemente archiviato.
Non condivido le sicurezze fin troppo esibite del Segretario regionale di FdL, Zaffini.
Non è consigliabile manifestarsi in guasconerie anche dopo i risultati elettorali delle amministrative di Città di Castello, Spoleto, Narni, e per ultima, ma non certo ultima, Terni.
E’ evidente che nel centro destra, ad iniziare proprio dalla Regione, qualche problemino c’è e sottovalutarlo o peggio negarlo potrebbe essere foriero di qualche altra brutta sorpresa.
Zaffini è politico di lungo corso e non credo che cadrà nell’errore anche perché a questo punto sarebbe davvero diabolico.
E tuttavia se il sindaco di Foligno appare naturalmente favorito per la ricandidatura, la scelta, per ora, apparirebbe come la somma di tante debolezze.
L’amministrazione uscente, anche per obbiettive difficoltà indipendenti dal proprio operato, spesso non è riuscita a distinguersi, non ha esaltato il nuovo corso politico, non ha fatto sfoggio di coraggio, non è arrivata ad esaltare una discontinuità che pure gli elettori avevano chiesto. Certo i toni, gli atteggiamenti, gli approcci sono stati diversi da quelli cui per tanti anni eravamo stati abituati ma nel concreto sono mancate le grandi scelte, quelle che possono caratterizzare, esaltare e distinguere una amministrazione.
Il prossimo anno il candidato sindaco del centro destra, già investito da uno Zaffini ammaccato dalla vicenda Terni, non sarà più il leader del primo partito del centro destra, la Lega, ma esponente di un partito assai ridimensionato. Anche questo non è di certo un ricostituente per l’intera coalizione.
Infine, una città con la storia, le tradizioni di Foligno potrebbe non gradire che la forza di gran lunga trainante la coalizione di centro destra sia ora un partito di destra e comunque più caratterizzato politicamente della stessa Lega. Il rischio, per il centro destra, è che settori moderati dell’elettorato folignate non siano pronti a votare uno schieramento troppo sbilanciato a destra che per di più condizionerebbe in questo senso anche il sindaco.
Ma non è che dall’altra parte si vivano giorni migliori.
La sinistra riponga la tentazione di fare circolo, esca dal recinto di sempre, non si ostini a perseguire alleanze inutili e controproducenti, archivi slogan vuoti ed identitari come quello del “campo largo” ed invece si impegni a costruire una proposta davvero nuova che accantoni collocazioni, ideologismi, per uno sforzo inclusivo, anche al di là delle tradizionali appartenenze. Questa sarebbe la novità perché il Pd, dopo quello che ha combinato, non ha ancora riacquisito totale credibilità e la sinistra tradizionale appare più come un reperto del passato che proposta per il futuro. Più che schieramento a vocazione maggioritaria rischia di confermarsi schieramento a vocazione minoritaria.
In conclusione oggi, ma forse con troppi mesi di anticipo, la contesa apparirebbe più come il razzolare di due anatre zoppe che di schieramenti forti, credibili, propositivi.
Non è neppure all’orizzonte una soluzione alla ternana con una lista di protesta cittadina, camuffata da un inedito neo centrismo, magari telecomandata da Terni, di rito pallonaro, o meglio, post pallonaro, che attecchisca a Foligno declinando un anti peruginità d’antan o forse anche rispolverando la terza provincia, anche perché tra l’altro, mancherebbe del leader, del trascinatore, dell’affabulatore, ruoli che non possono essere interpretati né da “attor giovani” e neppure da chi si è troppo consumato.
La vera alternativa potrebbe essere l’astensione. Questo è il rischio conseguente alle debolezze delle proposte della politica.
Speriamo che i prossimi mesi cresca questa consapevolezza e le parti in campo lavorino seriamente, magari con meno polemiche, meno ideologismi rispetto ai quali i cittadini sono indifferenti, per evitare un esito che sarebbe la sconfitta di tutti.

