Il diario di Maurizio Ronconi

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Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Federazione. Riecco la parola magica

Adolfo felix NavhqXp97LQ unsplash

Federazione. Riecco la parola magica

Una tentazione che ciclicamente ritorna nel centro destra.

Berlusconi scendendo in campo nel 1994 riuscì a federare con un marchingegno fantasioso, partiti inconciliabili. Al Nord alleato con la Lega separatista di Bossi e al Sud con la destra nazionalista di Fini.

L’esperimento andò avanti, governarono l’Italia per un certo periodo ma le divisioni e le crisi di certo non mancarono. Il partito unico non si fece e il progetto resse solo grazie ad un Berlusconi allora ancora in grande forma, incontrastato dominus.

Ci riprovò sempre Berlusconi con il memorabile predellino. Allora ero in campo anch’io, non certo da bomber e neppure da regista ma al massimo da mediano e ricordo bene le forzature, gli ammiccamenti, le furbizie ed anche le esclusioni eccellenti come quella di Casini and company.

Anche quella volta la cosa finì male, malissimo, con il “che fai mi cacci?” di Fini.

Ora Salvini che di certo non è  Berlusconi, neppure in miniatura, in evidente difficoltà ci riprova con la federazione.

Non ci riuscirà perché oggi troppo debole, poco credibile dopo le giravolte governative fatte con il M5S tradendo, all’indomani delle elezioni,  alleati ed elettori, perché la federazione in politica rimane uno strumento senza senso, senza significato, inutile.

La federazione per funzionare deve avere un capo riconosciuto e per di più Berlusconi, seppure acciaccato o la Meloni rampante, non hanno il minimo interesse a cucire i gradi da generale al Capitano.

La federazione non può funzionare tra movimenti che ideologicamente, per quello che rimane di ideologico, fanno riferimento rispettivamente a famiglie politiche europee ben distinte e distanti, perfino antagoniste. I popolari, i nazionalisti lepeniani e i seguaci del sovranismo  orbaniano.

Allora proporre la costituzione di una federazione di centro destra è il segno più chiaro di una incertezza, della difficoltà di proporre soluzioni comuni, di superare la questione annosa di una leaderchip che con i numeri Salvini potrebbe anche rivendicare ma che il carisma e l’autorevolezza di Berlusconi impedisce.

Preferibile che ciascun partito del centro destra invece di intorbidire le acque delle rispettive provenienze ed aspirazioni spieghi agli italiani il proprio progetto. Allora F.I. dovrà rompere gli indugi e manifestarsi per quello che dovrebbe essere: un partito popolar liberale, europeista, moderato. La Lega salviniana invece movimento sovranista, anti europeo, almeno per quelli che sono i canoni attuali dell’europeismo. Il partito della Meloni un movimento francamente di destra, nazionalista, anti europeo che nel resto del continente, tranne alcune eccezioni, vive la marginalità politica.

Se nella politica italiana si parlasse con la lingua dritta e non biforcuta e dunque non andando a proporre surrogati del niente come il federalismo, questi tre partiti sarebbero francamente inconciliabili e imporrebbero un supplemento di sincerità ai rispettivi leader ma anche un profondo ripensamento di tutta la politica italiana e forse la fine anticipata di quella anomalia rappresentata dal M5S che sopravvive a se stessa solo per le incertezze e forse anche per lo scarso coraggio a dichiarare la propria vera natura da parte di tutti gli altri.

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi