Tradizionalmente il mese di agosto è quello dedicato dai politici ad un riposo “attivo”.
Significa che al netto della partecipazione a sagre e salsicciate c’è tempo pure per proporre argomenti e ipotetiche soluzioni, non infrequentemente perfino provocatori.
Così è stata l’idea di tappezzare il malcapitato e sfortunato, per l’ormai cronica ed irrisolta penuria d’acqua, lago Trasimeno, di pannelli fotovoltaici che d’emblée dovrebbero risolvere la questione della produzione di energia rinnovabile, l’evaporazione dell’acqua lacustre e perfino favorire la moltiplicazione dell’avifauna locale con beneficio dei pescatori. Una moderna versione del miracolo di Cana.
Di seguito altri politici, di altra sponda, non lacustre ma di orientamento, si sono sentiti in dovere, per non rimanere silenti, di avanzare altre proposte, sempre di timbro agostano, sul medesimo argomento.
Peccato però che le une e le altre pecchino di superficialità, di mancata consapevolezza riguardo la loro irrealizzabilità, di chiara inutilità ma soprattutto utili solo per evitare di affrontare i veri problemi energetici che ormai incombono sulla nostra Umbria.
Mentre si disquisisce polemicamente e anche con lazzi e frizzi e dunque non seriamente sull’argomento, non si affronta di petto la questione.
Il Trasimeno sarebbe, secondo i succitati politici, un sito idoneo per i pannelli fotovoltaici ma tante aree dismesse, marginali, periferiche, industriali, vengono escluse per impianti di energia rinnovabile adducendo le più disparate motivazioni. Le più usate ed abusate sono quelle della difesa ambientale e paesaggistica come se riempire di pannelli lo specchio lacustre del Trasimeno o i canali non evidenziasse moltiplicato per mille le stesse criticità.
L’Umbria a corto di produzione di energia, ormai colma nelle discariche di rifiuti, fa irresponsabilmente a meno di quei termovalorizzatori considerati invece soluzione risolutiva in altre regioni e che perfino il sindaco del “campo largo” di Roma indica come panacea per la metropoli. In Umbria scegliamo una misteriosa e indecifrabile ai più economia circolare che ad oggi ha prodotto soltanto un ulteriore ampliamento delle discariche con conseguente, questa volta vero, inquinamento.
Per carità, divieto assoluto alle pale eoliche che attenterebbero alla sopravvivenza dei volatili e distruggerebbero gli orizzonti. Peccato che basterebbe andare in Spagna ma anche in tanti altri Paesi in cui di pari passo aumentano esponenzialmente, anno dopo anno, turismo e produzione elettrica grazie al fotovoltaico e soprattutto alle pale eoliche. E ad oggi in quelle contrade, non c’è stata neppure una strage di volatili ma solo una drastica contrazione del costo dell’energia. Non è poco.
E poi nei nostri centri storici i cui tetti sono tutti infestati da antenne, parabole, ammennicoli vari di tutti i colori e forme, imbrattati dagli escrementi di quegli animali sacri che sono i piccioni, profanati nelle ore notturne dall’inquinamento acustico e non solo dei suoni e delle grida della movida, sono generalmente impediti impianti fotovoltaici oggi di minimo impatto visivo, integrabili, spesso invisibili, divieto che costituisce ulteriore ragione per la fuga e l’abbandono dei centri storici i cui residenti non possono adeguare le proprie abitazioni alla modernità ed anche al risparmio energetico. Divenuti ormai cittadini di serie B, beffati e mazziati da incomprensibili divieti, da una vivibilità ormai compromessa.
Rimaniamo pure sui pannelli sulla superficie lacustre perché è un classico argomento agostano utile per segnare una presenza politica che altrimenti sarebbe ignorata dai più. Ma utilità zero.

