Il governo nazionale sta elaborando la prossima legge finanziaria con l’obbiettivo, tra gli altri, di alleggerire il carico fiscale che grava sul così detto ceto medio, quella parte degli italiani, a stipendio fisso, pensionati che se non esclusivamente, in larghissima parte, concorrono al gettito IRPEF, ovvero pagano le tasse fino all’ultimo euro.
Il governo ha capito che con l’attuale pressione fiscale il ceto medio non ce la fa più e tra tasse e gabelle di ogni tipo, con l’aumento del costo della vita conseguente alla inflazione degli scorsi anni, i consumi si sono drasticamente ridotti con una conseguente sofferenza della economia del Paese.
Vedremo dove arriverà lo sforzo del governo ma c’è la consapevolezza di dover fare qualcosa.
Non dall’altra parte del mondo ma dalle sponde della piccola Umbria il governo regionale sul fronte fiscale ha deciso di seguire un’altra strada, contrapposta e divergente; aumentare, anzi, raddoppiare le imposte regionali in base ai redditi dichiarati. Ovvero ancora una volta il ceto medio, il popolo del reddito fisso, i pensionati, avranno in molti casi raddoppiato il prelievo per le tasse regionali non riuscendo neppure a compensare con quello che probabilmente risparmieranno grazie alla prossima finanziaria.
Delle due una. O sbaglia clamorosamente il governo nell’identificare la sofferenza del ceto medio o la Regione dell’Umbria mette in atto una spericolata manovra fiscale con la scusa di rifinanziare il comparto sanitario, per una redistribuzione della ricchezza di stampo sovietico mortificando però il popolo che le tasse le paga già, assolvendo però chi è evasore ed evasore rimarrà. La manovra fiscale della Regione Umbria, ancora non completamente percepita dai cittadini, determinerà una contrazione dei consumi, una migrazione delle professionalità verso altre regioni fiscalmente meno opprimenti, un malcontento diffuso e conseguente contrazione dei favori verso l’attuale Giunta.
Sarebbe stato da attendersi contro questa improvvida decisione della Giunta regionale una reazione diversa da parte della opposizione che non ha fatto di certo mancare proteste, schiamazzi, prove pubbliche di muscolarità ma non raziocinio politico e propositività.
L’opposizione di centro destra ha sicuramente fatto comprendere agli umbri la posizione politica di contrarietà ma non ha contribuito a far maturare i presupposti civili e sociali, una protesta diffusa, per convincere e costringere la Giunta regionale a rivedere una decisione sbagliata e dannosa.
Se si affidano le speranze ad un ordine del giorno presentato in consiglio regionale, come è stato infruttuosamente fatto dal centro destra, si conta su una muscolarità politica destinata a soccombere difronte ai numeri presenti in Consiglio regionale. Anzi, ora grazie a questo ordine del giorno bocciato, la maggioranza non tornerà indietro rispetto alle decisioni già prese.
In definitiva il centro destra ha scelto la soluzione dell’apparire rispetto a quella del risolvere concretamente la questione.
Si sarebbero dovuti informare e mobilitare gli ordini professionali, alcuni sindacati di categoria, non quelli tradizionali già politicamente schierati, la Camera di Commercio che non può più limitarsi alla quotidianità istituzionale, le associazioni imprenditoriali, ovvero tutta quella platea che dalle decisioni della Giunta regionale avranno grave danno.
Sarebbe stata l’occasione buona per ricomporre una robusta proposta rispetto alla quale la Giunta sarebbe stata obbligata ad un supplemento di riflessione, riconciliare e stabilire un raccordo forte, collaborativo e interlocutorio tra le parti più vivaci della società regionale e la coalizione di centro destra, necessario dopo il rovescio elettorale dello scorso anno. Davvero, un punto di ripartenza verso un nuovo centro destra individuato come coalizione disponibile ad un nuovo ed incoraggiante inizio, un metodo di lavoro diverso.
Tutto questo non c’è stato. Peccato, una occasione persa e soprattutto una bastonata, forse definitiva, per il ceto medio della nostra povera Regione che individuerà come responsabile la Giunta regionale ma non esente da colpe neppure l’opposizione di centro destra troppo compiaciuta degli schiamazzi prodotti, poco umile per ricominciare a fare politica.
Pubblicato sul Corriere dell’Umbria il 12 ottobre 2025

