Due anni fa iniziò il declino del centro destra con la sconfitta alle elezioni comunali di Spoleto, ancor prima la riconferma del centro sinistra in una città dalle tradizioni democristiane come Assisi. Poi, cronaca recente, la debacle di Terni ed infine la perdita delle amministrazioni di Bastia Umbra, assai dolorosa perché città strappata dopo decenni alla sinistra, Marsciano dove simbolicamente è tramontata la breve epopea della Lega umbra, ed infine quello che fu il simbolo e la premonizione della conquista della rossa Umbria, Perugia. Uniche eccezioni, la geograficamente decentrata Orvieto e Gubbio dove solo un harakiri come solo la sinistra sa fare, ha permesso al centro destra di vincere. Foligno un caso a parte perché i soli 27 voti di vantaggio del centro destra consiglierebbero moderazione, riflessione, ricerca di convergenze perché in realtà il centro destra lì ha vinto grazie al numero dei voti pari a quelli di una famiglia in più magari allargata a qualche cugino.
Se per il centro destra la sconfitta in Umbria è stata cocente, se la perdita di Perugia dopo 10 anni di amministrazione non sarà soltanto dolorosa ma anche pericolosa per le prospettive elettorali future, specularmente il centro sinistra non solo ha vinto ma ha dimostrato che solo dopo pochi anni di purgatorio politico la riscossa è vicina, che il futuro potrebbe essere perfino roseo. La sinistra e in particolare il Pd, sembra aver trovato la chiave per risolvere la crisi nera non solo di consenso ma anche di partecipazione e di scarso entusiasmo che l’aveva caratterizzata dopo le sconfitte nelle grandi città e poi alla regione. In altre parole con la ricetta Bori il Pd è di nuovo competitivo e a ragione sarà nuovamente della partita nelle prossime regionali dell’autunno.
Al contrario in centro destra che sembrava predestinato a governare la nostra Umbria in gran parte dei comuni fino alla Regione, sembra aver smarrito le ragioni che gli garantirono tante vittorie. Non è un centro destra confuso bensì saccente che per questo ha evitato le fatiche necessarie per radicarsi, per avvicinare gli elettori, per aprire fecondi confronti, per non essere riuscito a superare la maledizione di candidati di destra che pur capaci non vincono perché l’Umbria è ancora legata ad una storia infarcita di socialcomunismo, per aggredire e risolvere problemi come quello della sanità rispetto al quale i cittadini sono assai sensibili. Un centro destra che ha preferito una autocrazia esclusiva che ha dato la sensazione di decidere le sorti delle città e della Regione su un tavolo tra quattro amici con il risultato che mentre continua a maramaldeggiare nel nome di Giorgia nelle elezioni europee, nello stesso giorno riesce a perdere decine di migliaia di consensi evidentemente perché la propria classe dirigente non è né conosciuta né radicata.
In termini assoluti di voti il centro destra a Perugia perde, rispetto alle precedenti comunali, più di 12.000 voti, a Foligno circa 3000 mentre la sinistra nonostante il calo dei votanti o rimane sugli stessi livelli o, come a Perugia ne guadagna tanti quanti ne ha persi il centro destra. Un segno politicamente chiaro.
Ormai le regionali sono alle porte e la sinistra sembra aver trovato la ricetta giusta, un mix fatto di rinnovamento, di entusiasmo partecipativo, di disponibilità ai suggerimenti collaborativi di esponenti delle passate esperienze, per concorrere e soprattutto per essere competitiva.
Sul centro destra è ancora prematuro e difficile esprimersi perché evidentemente i responsabili di questa debacle dovranno pur aver un nome e cognome, il progetto di governo dovrà essere radicalmente rivisto, la selezione degli attori protagonisti dovrà pur avere uno svolgimento magari preceduto da un serio casting. E’ però certo che con il disastro della sanità, con problemi irrisolti pur in un tempo di tante difficoltà o il centro destra dimostrerà di saper riscoprire capacità di cambiare passo e protagonisti anche per non lasciare la palma del nuovo alla sinistra e di converso intestarsi quello della conservazione, per non far svanire un sogno che rischia d’essere stato troppo breve, di superare la tentazione di autoreferenzialità pur tra amici e aprirsi completamente alla società regionale, oppure la sconfitta alle regionali appare già come un libro scritto.
Pubblicato sul Corriere dell’Umbria il 27 giugno 2024

