da La Gazzetta di Foligno- febbraio 24
Da tempo che per gli ospedali di Foligno Spoleto si parla di integrazione, di Terzo Polo ma in realtà all’atto pratico in pochi hanno capito di cosa si tratti, come finiranno i due ospedali, a cosa serviranno i Presidi di Norcia e Cascia, come sarà gestita la sanità ospedaliera di questo vasto comprensorio, su quali servizi si potrà contare e quali invece saranno eliminati.Quello che invece si sa sa è che mentre la città di Spoleto con la sua amministrazione e non solo, ha affrontato la questione con proteste, assemblee , ordini del giorno da parte del Consiglio comunale, incontri con la Giunta regionale, una forte mobilitazione a difesa dell’Ospedale cittadino, a Foligno tutto tace, nulla si muove, nessun cenno dalla Amministrazione comunale e neppure dal Consiglio comunale. Silenziose anche le associazioni e pure quelle dei comuni viciniori che tradizionalmente e per contiguità territoriale afferiscono all’Ospedale di Foligno.
Reazioni incomprensibili e contrastanti come se a Spoleto la sopravvivenza, anzi, l’arricchimento dei servizi sanitari sia una questione irrinunciabile mentre a Foligno il problema sembra non interessare.
E i folignati, tutti, politici, associazioni, cittadini, sbagliano.
Non è, come hanno fatto altri, che la sopravvivenza di un ospedale debba essere come appuntarsi una medaglia di merito al bavero, non è che la riorganizzazione della rete ospedaliera debba alimentare inutili e dannosi campanilismi, è invece vero che gli ospedali prima di difendere il blasone della città debbono assicurare una risposta sanitaria tempestiva e certa ai cittadini.
Eppure, tornando al “Terzo Polo” alla integrazione dei servizi tra Foligno e Spoleto, un punto di partenza pure c’è sempre stato.
L’Ospedale di Foligno, moderno e storicamente assai funzionale per qualità di servizi, professionalità degli operatori, non era in concorrenza con l’Ospedale di Spoleto ma semmai con il Policlinico di Perugia. Come dire va bene pure ora l’integrazione dei due ospedali ma a patto che si riesca a capire cosa significhi.
Se per integrazione si intende spogliare un altare per apparecchiarne un altro, magari quello di chi grida più forte, la contrarietà sarà forte.
Quello che è certo è che nel silenzio generale, nell’Ospedale di Foligno mancano oggi 18 figure mediche apicali lasciate, non si sa perché, vacanti, molte sono in condominio con Spoleto, il numero delle degenze diminuiscono anche per una male intesa concorrenza con strutture private nate come funghi e favorite da convenzioni assai favorevoli, irrisolte e lunghe liste da attesa. Una situazione assai difficile che ha finito per mortificare anche professionalità e disponibilità degli operatori.
La sensazione è che, favorita dalla indifferenza dei folignati, a seguito delle veementi proteste degli spoletini ed anche a causa della confusione gestionale e programmatoria dell’assessorato regionale alla sanità, non solo non si costruisce l’ormai fantomatico “Terzo Polo” ospedaliero, ma si coglie l’occasione per indebolire definitivamente l’Ospedale di Foligno, moderno, funzionale, tradizionalmente attrezzato e in questo modo ottenere la definitiva supremazia ospedaliera di Perugia, un acquietamento, che sa tanto di “furbata” degli spoletini che sembrano più interessati ad indebolire l’ospedale di Foligno che attrezzare dove possibile il proprio, ed anche garantire nuovi spazi alla sanità privata.
L’ultima ciliegina è il drastico depotenziamento del reparto urologico con trasferimento di posti letti da Foligno a Spoleto. Proprio l’urologia che storicamente ha non solo rappresentato una eccellenza dell’Ospedale di Foligno ma che a Foligno fu praticamente “inventata” da eccelsi pionieri medici come il Professor Negri e il Dottor Giombolini. Questa è anche un’offesa alla storia.
Se questo deve essere il “Terzo Polo” , l’integrazione tra Foligno e Spoleto,meglio andare oltre, denunciare il progetto, pensare ad altro.
Intanto la massima autorità comunale della sanità, il Sindaco, assuma le sue responsabilità e con tutta l’amministrazione inizi a difendere la nostra comunità da una spoliazione ormai iniziata e che rischia d’essere irreversibile
