Il diario di Maurizio Ronconi

X · Facebook · Contatti

Maurizio Ronconi

Pensieri e riflessioni sul mondo politico, e non solo

Non sono bifolchi. La protesta agricola

La protesta degli agricoltori ha assunto un significato che va oltre la mobilitazione trattoristica e sbaglierebbero quelli che la considerano una manifestazione folkloristica messa in onda da sfaccendati bifolchi.

È ben altro. In molti inizialmente l’hanno snobbata, classificata come una protesta simile a tante altre come ci sono state negli anni passati. Ma una protesta globale, che inizia da Berlino per espandersi in mezza Europa non con una sola motivazione ma con al centro la complessiva situazione di un settore che non ce la fa più, non si era mai vista e soprattutto con i sindacati del settore messi da parte, impietosamente esclusi, ininfluenti.

Da questa protesta, inedita perché continentale, dalle motivazioni complessive e non particolari che denunciano la crisi di un settore schiacciato da una globalizzazione che non rende più competitivi i prodotti nazionali, da un malinteso ambientalismo sostenuto da quei Paesi nordici che pure hanno poco a che fare con una agricoltura tradizionale, dalla guerra ucraina che ha sconvolto il mercato cerealicolo, escono sconfitti sonoramente la Comunità Europea, i governi nazionali, i sindacati di settore.

La Comunità Europea, per meglio dire gli euroburocrati che l’agricoltura la conoscono al massimo per passare qualche spensierato weekend nelle loro case di campagna e che hanno sempre immaginato di governare il settore con regole, misure, divieti e formule incomprensibili e assolutamente distanti dalla quotidianità di una agricoltura magari ruspante ma fatta di fatiche e sudori, preoccupazioni e raramente anche di successi.

Anche i governi nazionali, seppure oggi come quello italiano che si è affrettato a mettere un tardivo cappello sulle proteste, vanno sul banco degli imputati, per aver sottovalutato le difficoltà del settore immaginando magari che la vicinanza con i sindacati di settore, soprattutto la Coldiretti convertita ad un opportunistico collateralismo, avrebbe risolto  il rapporto con gli agricoltori, per aver sostenuto battaglie di retroguardia e che avevano solo il merito di offrire facile visibilità mediatica come la vicenda della carne sintetica e ancor prima quella degli OgM ma che non avevano alcun impatto sulla quotidianità dell’agricoltore come invece i prezzi dei cereali e di tanti altri prodotti compresi quelli dell’ortofrutta, i rincari dei carburanti, i balzelli a nome di un male inteso ambientalismo che oltre tutto impone rotazioni delle coltivazioni sempre più gravose, per aver nell’ultima finanziaria surrettiziamente imposto nuove gabelle. Per non dire delle Regioni, titolari della delega di settore che si limitano da anni a deliziarci di inutilità e spesso contorte e poco trasparenti regole nella distribuzione dei contributi agricoli.

Infine i sindacati di settore e in particolare, perché più rappresentativa, la Coldiretti, gloriosa e potente organizzazione sindacale di coltivatori che, dispiace dirlo, da tempo ha perso di vista la sua vocazione sindacale di rappresentanza degli agricoltori trasformandosi in un grande e redditizio “centro servizi” che fa mercato, protagonista anni addietro della liquidazione dei Consorzi Agrari che invece oggi in questa contingenza avrebbero potuto rappresentare uno strumento decisivo, protagonista di battaglie a favore di una fantomatica neo autarchia o nazionalismo agricolo, antistorico, irrealizzabile, sconfessato proprio dalle proteste di oggi.

Proprio le proteste di questi giorni hanno clamorosamente messo in evidenza lo scollamento tra sindacati e la base degli agricoltori che sono riusciti in una protesta che scuote il mondo politico europeo e nazionale escludendo di fatto i loro rappresentanti sindacali. E questo è il fenomeno più evidente, insieme ai risultati che gli agricoltori riusciranno ad ottenere. Forse siamo ad una svolta nelle rappresentatività con una riorganizzazione sindacale che finalmente ripartendo dal basso, dagli agricoltori veri e non più da quelli che con leggi, delibere e tabelle possano stare dalla parte dei contadini, quelli che producono e vogliono sopravvivere, che offriranno nuove speranze a quella gente che ha avuto il coraggio di scelte difficili e faticose.

Intanto sarebbe preferibile che Europa e governi nazionali non cerchino goffamente di intestarsi una battaglia che non solo non hanno fatto ma che li vede perdenti. Lavorino invece per superare le tante criticità.

Pubblicato sul Corriere dell’Umbria il 9 febbraio 2024

Maurizio Ronconi

Maurizio Ronconi
Medico, già senatore e deputato. Biografia · Scrivimi