Non facciamoci illusioni e, chi le coltiva, è un indegno.
Non c’è vaccino, almeno per ora, non c’è farmaco, almeno per ora. Il mantenimento della distanza sociale è l’unico strumento, insieme alle elementari regole igieniche, per isolare e sconfiggere il virus.
Non ci sono dubbi che i provvedimenti assunti dal governo, prevalentemente con Decreti della Presidenza del Consiglio, superano o al massimo sono ai limiti della costituzionalità, che il Parlamento sia stato largamente scavalcato, ma in questo le responsabilità principali sono dei rispettivi Presidenti di Camera e Senato che hanno dimostrato largamente la loro inadeguatezza, che la costrizione nei loro domicili di milioni di italiani, la negazione per settimane di ogni socialità cinema, teatri, stadi e soprattutto la chiusura coatta delle attività produttive, rappresentano un fatto inedito praticamente sconosciuto e perfino illiberale.
Tuttavia al di là della eccezionalità e della incerta ortodossia costituzionale di tutti i provvedimenti assunti in queste ultime settimane, un governo intrinsecamente nato debole, non rappresentativo di una larga maggioranza di italiani, con un Presidente del Consiglio non eletto e giunto alla politica meno di due anni fa, con ministri spesso nominalmente ed anche fisicamente sconosciuti ai più, alla prima esperienza di governo e molti anche nell’esercizio della politica, con una opposizione invece popolata da esperti navigatori del mondo politico ed istituzionale, pronta a mordere le caviglie, a contestare, magari più a torto che a ragione qualsiasi scelta, con tanti governatori di regione più impegnati a fare i signor no che a costruire una squadra coesa con il governo nazionale, di fronte ad una pandemia che ad un certo punto sembrava inarrestabile, con centinaia di morti, con bollettini serali che facevano rabbrividire, sarebbe stato difficile immaginare un approccio diverso, più morbido, più accondiscendente nei confronti delle tante e spesso anche giustificate richieste di deroga.
In definitiva si è usata più la frusta che non la carota per dominare una situazione che aveva assunto una piega estremamente seria. E chi immagina che l’epidemia sia definitivamente vinta compierebbe un errore esiziale e chi oggi chiede di passare alla carota di aperture indiscriminate come se tutto fosse stato solo un cattivo sogno svanito al risveglio, non meriterebbe asilo non solo nel mondo politico ma neppure in quello sociale.
Vinciamo il virus e poi faremo i conti. Con chi ha gestito questa emergenza ma soprattutto con quelli che durante l’emergenza hanno fatto gli avvoltoi.
