A torto o a ragione che l’Italia viva uno stato di emergenza, il più grave dopo la seconda guerra mondiale, è un dato di fatto.
Scuole chiuse su tutto il territorio nazionale, uffici decimati nelle presenze, possibilità del lavoro da casa per molti dipendenti pubblici, città praticamente paralizzate, sospensione di ogni tipo di manifestazione pubblica, accesso vigilato per gli ospedali, zone rosse che si espandono: sembra davvero d’essere in guerra. Anzi, è una guerra contro il Coronavirus.
Sulle scelte prese dai governanti c’è sempre da discutere e tuttavia in questa occasione hanno avuto prevalenza le opinioni dei tecnici: virologi, medici, biologi, Protezione Civile e questo è un merito che va riconosciuto al balbettante governo che se un punto debole ha avuto è stato quello della comunicazione.
Ma la gravità della situazione, non tanto della infezione da Coronavirus bensì di quello che ha causato la stessa nelle sensazioni, nella vita e anche nelle finanze degli italiani è tale che davvero sono inaccettabili i toni, le critiche, le vuote e strumentali disquisizioni di una parte delle opposizioni.
E dire che le stesse amano essere definite “sovraniste”, “patriottiche”. Il loro comportamento è la più chiara prova non solo dell’inganno che portano avanti ma soprattutto della loro inadeguatezza politica.

