Non dovrebbe essere stata una bella giornata per Antonio Tajani leggere dalle agenzie le dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi che pur ovattate e prudenti ha detto che Forza Italia va ringiovanita e che la “ius scholae” non è questione di primaria importanza.
Non è che si possa sostenere che tali dichiarazioni non abbiano rappresentato un calcio nello stinco al segretario di Forza Italia perché il progetto di Tajani in Forza Italia si basa essenzialmente sul rassicurante e determinante appoggio della vecchia classe politica del partito che ha sotterrato l’ascia di guerra per i ruoli di vertice che Tajani le ha garantito.
D’altra parte lo “ius scholae” assomigliava tanto ad un cavallo di Troia per espugnare politicamente il fortino leghista e gettare un ponte verso quel centro politico riottoso ad avvicinarsi proprio alla Lega ed in parte anche a Fratelli di Italia. E poi il riconoscimento del ruolo da protagonista alla Meloni ha rappresentato la ciliegina sulla torta non tanto di una sfiducia ma di certo non un riconoscimento agli sforzi di Antonio Tajani. Se poi si aggiunge che la famiglia Berlusconi tutt’ora è il socio di maggioranza assoluta di Forza Italia, sostenendola, anzi, mantenendola finanziariamente in vita, gli allarmi sono immediatamente suonati, i nervosismi all’interno del partito, dopo mesi di letargo, si sono risvegliati, quello che sembrava acquisito, il ruolo di Tajani, messo in discussione.
E tuttavia qualche verità bisognerà a questo punto pur declinarla. Alla morte di Silvio Berlusconi, in pochi erano disposti a scommettere un centesimo su un futuro di Forza Italia, orfana del suo fondatore, padre padrone, mentore, un partito che da tempo si stava dividendo con capi e capetti pronti a dividersi le spoglie di quello che era stato un partito del 30%, quello di maggioranza e di governo. Ormai, dopo la morte di Berlusconi si parlava apertamente di diaspora e l’avvento alla segreteria di Tajani rassicurava pochi.
Tajani non è un De Gasperi e neppure Berlusconi ma più semplicemente un moderato liberale, concreto, dedito alla sua missione, con una straordinaria esperienza maturata in Italia e soprattutto in Europa che con il suo apparire pacioso ma determinato, non con gli schiamazzi a cui oggi molti politici ci hanno abituati disabituandoci alla politica vera, quella ragionata, è riuscito a regolare la vita interna a Forza Italia, a sopire liti e divisioni, a non far crollare elettoralmente il partito che anzi si è attestato su percentuali dignitose incalzando perfino la Lega. Anche se in politica la riconoscenza non è un sentimento conosciuto, questi meriti, che non sono piccoli, vanno riconosciuti a Tajani.
In definitiva Antonio Tajani è stato un normalizzatore e questo nella politica attuale è un merito non di poco conto.
Ora però, Pier Silvio permettendo, da normalizzatore diventi federatore, compia un salto di qualità, ovvero faccia di Forza Italia l’approdo naturale per tutte quelle pulsioni centriste, moderate che da anni non riescono più a riconoscere un partito di appartenenza. Questo Forza Italia lo potrebbe fare perché di fronte ai pulviscoli centristi è pur sempre un partito dalle percentuali elettorali decenti. Tuttavia per la riuscita dell’operazione federatrice non è sufficiente l’appeal ma indispensabili operazioni politiche da non lasciare più alla immaginazione.
Non si chiede, almeno al momento, una rottura della alleanza di centro destra, di governo e del sistema di alleanze ma una differenzazione politica e di progetto con la Lega, che è partito anti europeo, putiniano, lepeniano acriticamente trumpiano ed anche con FdL, partito di destra democratica, dalla visione di politica estera diversa e spesso contrapposta e che oggi gode di importante rappresentatività anche perché ceti medi e moderati non trovano alternative solide e credibili sponde centriste.
Questo sarebbe il compito di Tajani da normalizzatore a federatore e dunque finalmente cavallo di razza della politica. E i cavalli di razza mal sopportano cavalieri usi agli speroni. Ovvero per trasformare finalmente Forza Italia in un grande partito di popolo, centrista e moderato, Pier Silvio e la sua famiglia, dovrebbero adeguarsi non più ad un ruolo padronale ma al massimo di democratici protagonisti. Chissà se lo vorranno.
Tajani da normalizzatore a federatore

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