All’indomani della trionfale cavalcata elettorale, il centro destra umbro, meglio dire la Lega con la Presidente della Giunta, scelsero, per marcare una netta cesura con le precedenti amministrazioni di sinistra, un Assessore alla Sanità veneto e con lui tutto il management proveniente da altre regioni. Nessun umbro.
Nessuno protestò più di tanto anche perché il Pd era così fiaccato dal rovescio elettorale ed ammutolito dalle inchieste giudiziarie su “sanitopoli” che non aveva, forse ancora non ha, la forza e neppure la possibilità di proporre una qualche alternativa.
Ma la realtà è che là dove gli umbri avevano riposto molte speranze di cambiamento, là dove la destra doveva proporre un deciso cambio di passo rispetto al passato, la disillusione, persino la delusione, ora la fanno da padrone.
Incertezze, errori, molta presunzione sono i dati che segnano la politica sanitaria regionale da quando la “legione straniera” ne ha preso decisamente le redini.
Di sicuro la pandemia da una parte ha reso tutto più difficile, più complicato ma dall’altra quale migliore occasione, si fa per dire, della eccezionale emergenza per dimostrare capacità organizzative, decisionismo, professionalità manageriali.
Invece ad oggi la legione straniera ha inanellato incertezze ed anche fiaschi.
Con grandi difficoltà, ritardi e senza mai coinvolgere le comunità locali si è varato un piano di riorganizzazione ospedaliera che fa acqua da tutte le parti. Territori e città che protestano anche clamorosamente perché per far posto all’emergenza Covid rimangono sguarniti servizi essenziali.
Le liste d’attesa si sono trasformate da emergenza a dramma soprattutto per i malati cronici.
Si è sbandierato, tra tante critiche, il ricorso, grazie ad un importante finanziamento della Banca d’Italia, ad un ospedale da campo che avrebbe dovuto risolvere l’urgente bisogno di posti letto attrezzati. L’ospedale ancora non c’è, non si sa se ci sarà mai e se ci sarà arriverà troppo tardi. In cambio abbiamo il Commissario del Commissario alla emergenza, Bertolaso, che ha chiesto la permanente transitabilità (sic!) della Foligno Civitanova per ricoverare, se necessario, nella cittadina marchigiana gli umbri che non dovessero trovare posto in un ospedale in Umbria. Ohibò, un successo!
E però la legione straniera non sapeva, non conoscendo l’Umbria e non essendo stata informata, che a Terni in una palazzina adiacente all’Ospedale ci sono già e da tempo spazi attrezzati e disponibili all’uopo e che sul territorio regionale sono disseminate tante strutture ex ospedaliere che avrebbero potuto essere velocemente riutilizzate a fini sanitari o almeno ambulatoriali.
Intanto ogni ASL, e per fortuna sono solo due, per fronteggiare la pandemia, propongono soluzioni e modalità le une diverse dalle altre come se invece d’essere separate da qualche decina di chilometri fossero parte di due repubbliche distinte e distanti.
I vaccini anti influenzali che ci hanno spiegato da oltre un anno che sarebbero stati essenziali per un corretto screening anti pandemico, incredibilmente ed immediatamente scomparsi dalle farmacie ed indisponibili presso gli ambulatori dei medici di medicina generale.
Tamponi per la diagnosi di positività al Covid che non si riescono a fare e se alla fine si riesce, il responso si ottiene dopo giorni di attesa vanificandone così l’utilità per una corretta prevenzione della diffusione del virus.
La sorpresa che il cittadino risultato positivo ad un primo accertamento di test rapido dovrà sottoporsi al controllo “molecolare” a sue spese oppure nella struttura pubblica sottoponendosi ad attese di giorni rischiando di trasformarsi nel frattempo in pericoloso vettore del virus.
La soluzione a tutto probabilmente sarebbe quella di congedare la legione straniera, abbandonare quel pizzico di “esoticità” che non ha dato i suoi frutti, neppure alla Lega che l’ha voluta ma che ha mortificato capacità, professionalità, anche eccellenze, che pure in Umbria abbiamo sempre avuto e che ancora di più vengono esaltate quando la politica si eleva rinunciando ad affidarsi ad incerte scuderie più abituate a ricoverare animali non adusi che purosangue.
Oppure ci adattiamo a fare come in Calabria. Affidarci ai commissari. Sarebbe una sconfitta per la maggioranza ed anche per gli umbri.

